Cinque punti principali per i quali si chiede un impegno del Governo
ROMA – Parità di genere. Se ne parla tanto, forse perchè nonostante gli evidenti cambiamenti ancora siamo lontani da una piena concretizzazione soprattutto in certi settori.
Proprio nei giorni scorsi alcune deputate deputati del Gruppo PD alla Camera hanno depositato la risoluzione 7-00325 a prima firma della deputata Valentina Ghio che si sta battendo da tempo sul tema, in materia di parità di genere nella blue economy.
Nel testo infatti si evidenzia come il settore sia centrale per l’economia nazionale con le sue circa 228 mila imprese e 914 mila occupati apportando un contributo diretto per 65 miliardi di euro che, se considerato il valore attivato nel resto dell’economia, raggiunge i 178,3 miliardi di euro, pari al 10,2 per cento del PIL nazionale.
“In questo contesto, la portualità svolge un ruolo prioritario, con un valore prodotto pari a 8,1 miliardi di euro, il 17,5 per cento del totale dell’economia del mare (Srm 2024)”.
Nella prima parte del documento si mette in evidenza che “sebbene i porti nascano come ambiti di lavoro maschile, in un momento in cui la merce veniva imbarcata e sbarcata a mano, con l’ausilio della forza fisica, da molti anni, grazie ai cambiamenti introdotti dall’innovazione tecnologica sull’organizzazione e sui cicli di lavoro, il lavoro è profondamente cambiato e il settore è completamente accessibile alle donne”.
Ma il gentil sesso continua a essere poco rappresentato e talvolta assente con una “significativa segregazione professionale, sia orizzontale, per quanto riguarda l’accesso alle professioni, sia verticale, per quanto attiene ai percorsi di carriera”.
Solo il 6,3 per cento della forza lavoro complessiva nelle imprese portuali è rappresentata da donne, che sono praticamente assenti nei ruoli di governance portuale, fatta eccezione, nell’ultima tornata di nomine per il porto di Palermo.
Non sono noti i numeri delle marittime imbarcate: l’ultimo censimento realizzato dal Cnel e Inps nel 2019 ha fornito un numero ufficiale di personale marittimo pari a 35.983 unità ma il dato non è stato disaggregato per genere, quindi a oggi non abbiamo una statistica pubblica della presenza femminile nel settore.
Spesso la difficoltà a entrare nel settore portuale è relativo anche a piccole mancanze concrete: ne è esempio nella risoluzione la richiesta di sopperire a mancanze infrastrutturali, a partire dai bagni e dagli spogliatoi per le donne, “che oggi limitano o in alcuni casi non permettono agli scali di avere personale femminile operativo”.
L’impegno portato avanti finora
Nel 2020 Imo e Wista (Women’s international shipping and trading association) hanno firmato un protocollo per esplorare e sviluppare aree specifiche di cooperazione per promuovere la diversità e l’inclusione di genere come fattori vitali nel fornire un futuro sostenibile per l’industria marittima in tutto il mondo.
L’anno successivo il Ministro delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili in coerenza con gli obiettivi Onu, Unione europea e del PNRR, al fine di rendere il settore portuale più equo e inclusivo ha voluto redigere e promuovere un Patto per la parità di genere (Women in transport) che Assoporti si è impegnato a far conoscere e far firmare dalle Autorità di Sistema portuale italiane.
Uno slancio in questo senso che ha portato in giro per l’Italia il tema è stato il progetto “Il porto delle donne. Le donne nel settore portuale e marittimo, perché no?” realizzato dal comune di Livorno in collaborazione con l’Università di Pisa, l’Associazione internazionale per la collaborazione fra porti e città Rete e il Cnr-Iriss.
Anche Fratelli d’Italia, lo scorso 20 Marzo, ha presentato una risoluzione (la 7-00287) sullo stesso tema perchè fossero adottate iniziative più opportune per favorire e sviluppare le pari opportunità di genere nel settore marittimo-portuale, promuovendo la figura femminile nei processi decisionali della filiera interessata e nelle politiche del mare nel loro complesso, e per adeguare la normativa vigente a una realtà lavorativa e imprenditoriale che negli anni si è evoluta, con il contributo delle donne, sempre più rilevante.
“È possibile che anche ulteriori Gruppi presentino un atto analogo in tema e che la Commissione Trasporti possa avviare una trattazione congiunta delle risoluzioni”.
Resta aggiornato su tutte le notizie dal mondo del trasporto e della logistica