Petrolio venezuelano, braccio di ferro sul mare

Sequestro USA di una petroliera legata al Venezuela: scontro navale tra Washington, Mosca e Pechino sul greggio.

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WASHIGTON – Gli Stati Uniti alzano ulteriormente il livello dello scontro marittimo sul dossier Venezuela, portando a termine il sequestro di una petroliera collegata alle esportazioni di greggio di Caracas, nel quadro della strategia di pressione energetica voluta dall’amministrazione Trump. L’operazione, avvenuta nell’Atlantico settentrionale, nei pressi dell’Islanda, segna un passaggio delicato: la nave batteva infatti bandiera russa al momento dell’intervento, circostanza che introduce un elemento di tensione ulteriore nello scenario geopolitico già fortemente deteriorato.

Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi citati da Reuters, la petroliera – originariamente identificata come Bella-1 e successivamente ribattezzata Marinera dopo un cambio di registrazione – era monitorata da oltre due settimane mentre tentava di eludere il dispositivo di controllo marittimo messo in campo da Washington contro le esportazioni di petrolio venezuelano. L’inseguimento si sarebbe protratto lungo l’Atlantico, dopo che la nave era riuscita a superare il blocco operativo statunitense nei Caraibi e aveva respinto un primo tentativo di abbordaggio da parte della Guardia Costiera USA.

Fonti militari americane hanno confermato che il sequestro è stato condotto congiuntamente da unità della Guardia Costiera e da assetti delle forze armate statunitensi. Nelle vicinanze dell’area operativa sarebbero state segnalate anche unità navali russe, tra cui un sottomarino, senza che tuttavia si registrassero contatti diretti o incidenti tra le due parti. Da Mosca, al momento, non sono giunte reazioni ufficiali; i media statali russi hanno però diffuso immagini di un elicottero in sorvolo della nave sequestrata.

Il Comando europeo delle forze armate statunitensi ha rivendicato l’operazione sui social, sottolineando che la petroliera avrebbe violato il regime sanzionatorio imposto da Washington. Una linea ribadita pubblicamente anche dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha parlato di un blocco “pienamente operativo su scala globale”, indipendentemente dalla posizione geografica delle navi coinvolte.

L’episodio si inserisce in una fase di massima tensione tra Stati Uniti e Venezuela, culminata pochi giorni prima con l’operazione delle forze speciali statunitensi a Caracas che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, successivamente trasferito negli Stati Uniti per rispondere di accuse legate al traffico di stupefacenti, secondo quanto comunicato da Washington. Il governo venezuelano ha definito l’azione un “sequestro illegale” e ha accusato gli Stati Uniti di voler mettere le mani sulle ingenti riserve petrolifere del Paese.

Resta incerta la destinazione finale della petroliera sequestrata. Alcune fonti, sempre citate da Reuters, ipotizzano un possibile ingresso nelle acque territoriali britanniche, anche se il Ministero della Difesa del Regno Unito ha evitato commenti ufficiali.

Parallelamente, le autorità statunitensi hanno intercettato un’ulteriore nave legata alle esportazioni venezuelane nelle acque dell’America Latina. Si tratterebbe della superpetroliera M Sophia, battente bandiera panamense e già sottoposta a sanzioni, partita all’inizio di gennaio dalle coste venezuelane come parte di una flotta diretta verso la Cina, operando in cosiddetta “modalità oscura”, con i sistemi di identificazione disattivati. Anche in questo caso, le informazioni provengono da fonti governative e da dati di tracciamento marittimo.

Dal 2019, anno dell’introduzione delle sanzioni energetiche statunitensi contro Caracas, il commercio del greggio venezuelano si è progressivamente spostato su una “flotta ombra” composta da petroliere che occultano la propria posizione o utilizzano registrazioni di comodo, spesso già coinvolte nel trasporto di petrolio iraniano o russo. Analisti del settore marittimo avvertono che proprio questa flotta rappresenta oggi uno dei principali bersagli delle misure punitive statunitensi.

Sul piano politico, la Casa Bianca mantiene una strategia a doppio binario. Da un lato, il rafforzamento del controllo navale e delle sanzioni; dall’altro, l’apertura a un accordo limitato. Il presidente Trump ha infatti dichiarato che Washington e Caracas avrebbero raggiunto un’intesa preliminare per consentire esportazioni di greggio venezuelano verso gli Stati Uniti fino a un valore di 2 miliardi di dollari, riducendo così le forniture dirette alla Cina e attenuando il rischio di un crollo produttivo per il Venezuela. Un’intesa che, secondo ambienti diplomatici, sarebbe condizionata a un maggiore accesso delle compagnie energetiche statunitensi al settore petrolifero venezuelano.

Nel frattempo, il mare resta il vero teatro dello scontro: non solo spazio di transito commerciale, ma strumento operativo di pressione geopolitica, dove diritto internazionale, sicurezza marittima e interessi energetici si intrecciano in modo sempre più diretto.

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Tags: Energia, Geopolitica

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