Confetra valuta positivamente il possibile rinvio della tassa sui piccoli pacchi extra UE per tutelare flussi logistici e competitività
ROMA – Il possibile slittamento dell’applicazione della tassa doganale sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra UE apre un fronte di respiro per la filiera logistica nazionale. L’ipotesi, allo studio del Governo nell’ambito del Milleproroghe, mira a riallineare la misura al calendario europeo, evitando che l’Italia si muova in anticipo rispetto al quadro comunitario con effetti distorsivi sui traffici.
A intervenire sul tema è Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, la Confederazione generale dei trasporti e della logistica, che esprime una valutazione favorevole sull’orientamento emerso in queste ore. Secondo l’associazione, l’introduzione anticipata di un prelievo fisso di due euro sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro avrebbe già prodotto segnali di rallentamento nei flussi in ingresso, incidendo su un segmento ormai centrale per l’e-commerce e per la distribuzione internazionale.
Il nodo, nella lettura di Confetra, non è solo fiscale ma sistemico. Applicare una misura nazionale prima della cornice europea rischierebbe di spingere operatori e piattaforme a riorientare i traffici verso altri hub continentali, con la conseguenza di sottrarre volumi al sistema logistico italiano. Da qui la richiesta di coordinamento con la tempistica UE, che prevede un intervento armonizzato a partire dall’estate.
Il rinvio consentirebbe inoltre di misurare con maggiore precisione l’impatto reale della tassa su catene di approvvigionamento sempre più sensibili a tempi e costi doganali. In un contesto in cui la competitività si gioca sulla fluidità dei passaggi di frontiera, anche micro-oneri ripetuti su grandi volumi possono alterare gli equilibri.
Per Confetra la logistica va considerata una vera infrastruttura economica del Paese. Ogni intervento normativo, soprattutto in ambito doganale, dovrebbe quindi essere calibrato valutando gli effetti sui flussi commerciali e sull’economia reale, evitando soluzioni che, nel tentativo di regolare il mercato, finiscano per comprimere la capacità attrattiva del sistema Italia.
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