Tre navi sequestrate e decine di marittimi in ostaggio
GOLFO DI ADEN – Torna alta la tensione nel Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano occidentale per la ripresa degli atti di pirateria marittima al largo delle coste somale. A lanciare l’allarme è la presidenza del Djibouti Code of Conduct/Jeddah Amendment (DCoC/JA), attualmente affidata al South Africa, che in una nota ufficiale ha espresso “grave preoccupazione” per il deterioramento della sicurezza marittima nell’area e per le condizioni degli equipaggi sequestrati dai pirati. Al centro della denuncia vi è la vicenda della petroliera MT HONOUR 25, battente bandiera della Palau, che secondo quanto riferito sarebbe sotto il controllo dei pirati dal 24 Aprile scorso. A bordo si trovano 17 membri dell’equipaggio, trattenuti in condizioni definite estremamente difficili e con scorte alimentari ormai ridotte al minimo.
Il DCoC/JA ha inoltre richiamato l’attenzione sugli altri sequestri avvenuti nelle ultime settimane: la nave cargo SWARD, battente bandiera di Saint Kitts and Nevis, dirottata il 26 Aprile con 15 marittimi a bordo, e la petroliera MV EUREKA, registrata in Togo, sequestrata il 2 Maggio con 12 membri dell’equipaggio.
Secondo gli Stati firmatari del codice regionale promosso dall’International Maritime Organization, questi episodi dimostrano come la pirateria somala, pur essendo stata fortemente ridimensionata negli ultimi anni grazie alle missioni internazionali e al rafforzamento della sicurezza marittima, non sia stata definitivamente eliminata. “La pirateria somala resta contenuta, ma non eradicata”, sottolinea il documento, evidenziando come i progressi raggiunti negli ultimi anni siano ancora fragili e richiedano una vigilanza costante, una cooperazione operativa rafforzata e un impegno internazionale continuo.

La questione è stata affrontata anche durante la 111ª sessione del Maritime Safety Committee dell’IMO, nel corso della quale il segretario generale dell’organizzazione ha richiamato la comunità internazionale alla necessità di una risposta pratica e coordinata contro la recrudescenza degli attacchi al largo della Somalia. Durante il dibattito, diversi Paesi firmatari – tra cui Kenya, South Africa e Tanzania – hanno espresso crescente preoccupazione per il ritorno della minaccia piratesca e per l’esigenza di rilanciare le attività di cooperazione regionale e internazionale. Particolare attenzione è stata dedicata al rafforzamento del Working Group 3 del Codice di Gibuti, organismo creato per sviluppare strategie condivise e migliorare il coordinamento operativo in mare tra gli Stati della regione.
Preoccupazione è stata espressa anche dalla International Transport Workers’ Federation, che ha chiesto misure più rapide ed efficaci per proteggere i marittimi impiegati nelle aree ad alto rischio. Nel documento, gli Stati firmatari hanno rivolto un appello diretto al governo federale della Somalia affinché compia ogni sforzo possibile, insieme ai partner regionali e internazionali, per favorire il rilascio immediato delle navi e degli equipaggi sequestrati. Un ulteriore invito è stato rivolto anche alla comunità internazionale, comprese le forze navali presenti nell’area, affinché vengano intensificate le attività di contrasto alla pirateria e le operazioni per garantire la liberazione degli ostaggi. Tra le misure richieste figurano il potenziamento della condivisione delle informazioni sugli incidenti di pirateria, una maggiore trasparenza sulle misure di sicurezza adottate dalle compagnie marittime, il rafforzamento della cooperazione regionale e la piena applicazione degli strumenti IMO, del codice ISPS e delle Best Management Practices per la protezione delle navi.
La presidenza sudafricana del DCoC/JA ha inoltre evidenziato come la situazione non rappresenti soltanto una questione di sicurezza marittima, ma anche una grave emergenza umanitaria. “I marittimi non devono mai diventare vittime collaterali di tensioni geopolitiche, criminalità o ritardi nell’azione collettiva”, si legge nella dichiarazione, che ribadisce come la libertà di navigazione e la tutela della dignità, sicurezza e benessere degli equipaggi debbano essere garantite in ogni circostanza. Secondo il DCoC/JA, soluzioni operative concrete esistono già: ciò che manca ora è “la volontà collettiva di applicarle con urgenza, decisione e senza ulteriori ritardi”.
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