L’Ammiraglio Nervi, direttore della struttura: “Fare dell’Italia un Paese leader negli abissi”
LA SPEZIA – Diciotto progetti di ricerca avviati nei primi diciotto mesi di vita del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, con investimenti potenziali vicini ai 115 milioni di euro. Un’accelerazione senza precedenti che proietta l’Italia verso la leadership tecnologica nelle profondità marine, dove si intrecciano interessi strategici per la difesa, la ricerca e lo sviluppo industriale. A tracciare il bilancio momentaneo dell’iniziativa – insediata all’interno del comprensorio del Centro di supporto e sperimentazione navale (Cssn) della Marina Militare – è stato l’Ammiraglio Cristiano Nervi, direttore della struttura operativa del Polo e del Cssn, intervenuto nella sede di Confindustria alla presentazione del terzo lotto di bandi di ricerca, dal valore di 50 milioni di euro. Si aggiungono ai due già lanciati e assegnati nel 2024.
“Le PMI sono indispensabili”, ha sottolineato l’Ammiraglio, lanciando un appello al sistema produttivo per cogliere l’opportunità di entrare in un mercato che, secondo le previsioni, arriverà a valere 400 miliardi di euro a livello globale entro il 2030. In Italia, ha ricordato Nervi, solo grazie ai primi bandi del Polo nel 2024 si è già registrato un incremento del 15% nella spesa per il settore subacqueo.

I bandi (QUI IL DETTAGLIO) si muovono lungo due direttrici tecnologiche: la creazione di una rete infrastrutturale subacquea per il monitoraggio in tempo reale dei fondali e lo sviluppo di un veicolo subacqueo multifunzione per operazioni militari, civili e industriali. “Un veicolo oggi esiste – il Flatfish di Saipem – ma ogni sua componente è straniera. Noi vogliamo che l’Italia produca tutto, per non dipendere da nessuno”, ha dichiarato Nervi.
Il Polo ha già aggregato un ecosistema di 89 soggetti: 11 grandi imprese, 34 PMI, 22 subfornitori e 22 tra università e centri di ricerca. A Viale San Bartolomeo sorgerà un nuovo compound modulare con uffici, sale riunioni e un’area test abissale (fino a 250 metri di profondità), mentre sarà impiegato anche il Chobin – simulatore unico al mondo sviluppato dal centro NATO Cmre – per testare tecnologie in ambienti virtuali estremi.
Entro l’ultimo trimestre del 2026 saranno completati i dimostratori dei primi due bandi: la rete subacquea e i cavi intelligenti per il monitoraggio marino. Entro l’estate 2027 si chiuderà la fase sperimentale. Le nuove dorsali non solo trasporteranno dati, ma saranno anche in grado di rilevare anomalie e ricaricare mezzi subacquei grazie a docking station dedicate.
Il terzo lotto di bandi apre la strada allo sviluppo di tecnologie all’avanguardia: sonar di nuova generazione, propulsori, sistemi di reazione e difesa, materiali ad alta resistenza per ambienti estremi e un innovativo sistema Lidar, radar ottico per la mappatura dei fondali. “Le aziende devono lavorare qui, fare squadra con le università”, ha concluso l’ammiraglio. “I nostri bandi non hanno tempi lunghi: in due anni dobbiamo arrivare al dimostratore tecnologico. Bisogna andare dritti al punto”.
Dal 2027 il fabbisogno finanziario del Polo si stabilizzerà attorno ai 35-40 milioni di euro l’anno. Una cifra che conferma l’ambizione dell’Italia di non restare in superficie, ma di guidare la corsa globale alle tecnologie del futuro negli abissi.
Polo Nazionale della Dimensione Subacquea: 30 milioni di euro per innovare le tecnologie sottomarine
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