Il Regno Unito accelera sui Net Zero Ports. NatPower Marine propone investimenti privati per shore power e ricarica navale
LONDRA – La risposta del Governo britannico alla consultazione Net Zero Ports apre alla pianificazione strategica dell’energia e alla riforma delle connessioni alla rete. NatPower Marine si candida a investire in cold ironing, ricarica delle navi e sistemi energetici integrati, proponendo di partire da un numero limitato di porti e rotte con una domanda già identificabile.
La decarbonizzazione dei porti britannici entra nella fase in cui agli obiettivi ambientali devono corrispondere infrastrutture energetiche e investimenti. NatPower Marine ha accolto favorevolmente la risposta del Governo del Regno Unito alla consultazione Net Zero Ports, sottolineando in particolare il riconoscimento del ruolo che gli scali dovranno assumere nella riduzione delle emissioni del trasporto marittimo.
Il quadro delineato dalla consultazione evidenzia infatti una trasformazione della domanda energetica portuale. Alimentazione elettrica delle navi dalla banchina, sistemi di ricarica per le unità a propulsione elettrica, elettrificazione dei mezzi portuali e diffusione di combustibili a minore impatto richiederanno nuove infrastrutture, ma soprattutto un maggiore coordinamento tra porti, compagnie di navigazione, gestori delle reti elettriche e investitori.
Per NatPower Marine uno degli elementi più significativi della risposta governativa riguarda proprio l’impegno a integrare le necessità energetiche dei porti nella pianificazione strategica e nel processo di riforma delle connessioni alla rete. Un passaggio accompagnato dalla volontà di migliorare le previsioni della domanda e il confronto con gli operatori industriali.
“La risposta del Governo rappresenta un importante passo avanti. Ci offre un quadro più chiaro di ciò di cui hanno bisogno i porti e di dove l’industria può intervenire”, ha commentato Stefano D.M. Sommadossi, Founder, Group Chief Strategy Officer e UK CEO di NatPower Marine.
La società propone un modello nel quale il porto non debba necessariamente sostenere da solo gli investimenti e i rischi connessi alla realizzazione delle nuove infrastrutture. “NatPower Marine è pronta a mettere a disposizione investimenti e competenze energetiche. Possiamo aiutare i porti a sviluppare infrastrutture di shore power e ricarica delle navi senza richiedere loro di sostenere l’intero costo e rischio”.
Non esiste, tuttavia, una soluzione energetica valida per tutti gli scali. Alcuni porti potrebbero aver bisogno di un potenziamento significativo della connessione alla rete nazionale; in altri casi potrebbero risultare più efficienti sistemi di accumulo a batterie, produzione rinnovabile locale, reti elettriche private o strumenti per una gestione più intelligente dei picchi di domanda.
La configurazione, secondo Sommadossi, deve quindi essere costruita sulle caratteristiche operative dello scalo e soprattutto sulle tipologie di navi che vi fanno regolarmente approdo.
È proprio il rapporto tra infrastruttura a terra e domanda effettiva dello shipping il punto centrale della proposta. Realizzare capacità elettrica senza avere una prospettiva sufficientemente definita sul suo utilizzo rischia infatti di compromettere la sostenibilità economica degli investimenti.
“La chiave è collegare l’infrastruttura a una domanda reale da parte degli operatori marittimi. Se questo può essere fatto su rotte specifiche, il capitale privato può contribuire a trasformare i programmi in progetti operativi”, ha spiegato Sommadossi.
NatPower Marine propone per questo che la fase successiva della strategia britannica si concentri inizialmente su un numero limitato di porti e collegamenti marittimi, selezionati sulla base della presenza di una domanda commerciale già identificabile e di concrete possibilità di accesso all’energia pulita.
Un approccio pilota che consentirebbe a Governo e industria di sperimentare modelli di realizzazione e finanziamento, verificare la risposta degli armatori e dimostrare sul campo la fattibilità dei cosiddetti green shipping corridors, evitando al tempo stesso di indirizzare capitali verso infrastrutture prive di un percorso sufficientemente chiaro verso l’utilizzo operativo.
NatPower Marine sta sviluppando una rete internazionale indipendente di infrastrutture dedicate alla ricarica delle navi elettriche e all’alimentazione da terra, integrando investimento nei progetti, approvvigionamento di energia pulita, sviluppo delle infrastrutture e gestione di lungo periodo.
La società si è detta disponibile a collaborare con il Governo britannico, i porti e gli operatori dello shipping per individuare i primi progetti concretamente realizzabili.
Il passaggio indicato dalla società è significativo anche oltre il mercato britannico: l’elettrificazione portuale non dipenderà soltanto dalla disponibilità della tecnologia, ma dalla capacità di far coincidere potenza elettrica disponibile, domanda delle navi e sostenibilità finanziaria degli investimenti. È su questo equilibrio che il percorso verso porti a emissioni nette zero dovrà ora misurarsi.
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