Porti: cosa si intende per privatizzazione? L’intervista a Andrea Fontana

“No” allo svendere al capitale privato, sì al guardare l’esempio di La Spezia

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LIVORNO – Andrea Fontana, presidente degli Agenti marittimi de La Spezia nei giorni scorsi è intervenuto nel dibattito in corso sulla riforma portuale, in particolare sul tema della privatizzazione.
Fontana puntualizzava come l’esempio di La Spezia fosse più che positivo, con un imprenditore privato che con proprie risorse ha costruito un terminal container e la parte pubblica che ha indicato tempi e valori del canone di concessione in modo che potesse far quadrare il piano industriale.

“Diciamo che la nostra posizione è quella di gente che lavora nel porto e che in tutti questi anni ha ha avuto un’esperienza positiva specie da quando è entrata in vigore la famosa 84 del ’94 che ha di fatto liberalizzato il lavoro nei porti e ad aperto la strada ai privati”.

Parlare di privatizzazione adesso, è secondo Fontana, fuori luogo: “Per come la intendiamo noi è già stata attuata in tutti i porti italiani più o meno con successo e quindi sembra un volere tornare su un argomento che di fatto non è molto attuale”.

Se invece si parla di privatizzazione nel senso di “svendere” i porti al capitale privato su questo la contrarietà è piena: “È necessario sempre un controllo pubblico per evitare spiacevoli sorprese qualora cambiasse lo scenario mondiale” dice.

Se ci sia necessità di rivedere qualcosa nel modello attuale è presto detto: “Piuttosto che una qualche modifica bisognerebbe tornare alla 84/94 originale che prevedeva una partecipazione al Comitato di gestione anche delle utenze portuali quindi anche di noi agenti marittimi e spedizionieri”.

L’auspicio è che venga data la possibilità alle utenze portuali di dire la loro parola su molti argomenti importanti per la gestione.

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Tags: Porti

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