Dal convegno sulla pianificazione strategica emerge la necessità di scelte rapide tra transizione energetica, riforma e digitalizzazione
TARANTO – Si è tenuto a Taranto il convegno “Pianificazione strategica dei sistemi portuali”, due giorni di confronto che hanno messo al centro il futuro della portualità italiana, tra criticità strutturali e nuove opportunità di sviluppo sostenibile. L’iniziativa, ospitata alla Camera di Commercio con il supporto delle istituzioni, ha riunito rappresentanti del governo, del mondo accademico e del sistema produttivo. A dare respiro nazionale al dibattito nell’evento ospitato dalla città dei due mari è stato l’intervento del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha sottolineato il valore strategico dei porti italiani nello scenario mediterraneo. Il ministro ha richiamato la necessità di trasformare questa posizione geografica in benefici concreti per economia e occupazione, evidenziando il legame sempre più stretto tra portualità, industria e nuove filiere energetiche.

In questo quadro, Taranto si conferma snodo cruciale. La città, insieme ad Augusta, è stata indicata come polo per lo sviluppo dell’eolico offshore, con prospettive che si estendono all’intero bacino del Mediterraneo. Il porto ionico emerge così come punto di connessione tra transizione energetica, logistica e rilancio industriale, con un ruolo chiave anche nelle filiere dell’idrogeno e nella diversificazione produttiva.
Ampio spazio è stato dedicato alla riforma del sistema portuale, alla luce del disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 Dicembre 2025. I dati emersi durante il confronto confermano il peso strategico del settore: oltre il 60% del commercio estero italiano viaggia via mare, per un valore prossimo ai 500 miliardi di euro annui. Un quadro che rende inevitabili interventi strutturali.

Tra le ipotesi in discussione, la creazione di una governance più centralizzata attraverso la società pubblica “Porti d’Italia S.p.A.”, pensata per coordinare investimenti e strategie. Una proposta che, pur raccogliendo consensi, solleva interrogativi sul rischio di sovrapposizioni amministrative e sul possibile ridimensionamento del ruolo dei territori. Sul tema, il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi, ha annunciato l’avvio imminente di un tavolo di confronto con gli stakeholder.
Parallelamente, il dibattito ha messo in evidenza il ruolo crescente della digitalizzazione. I Port Community System rappresentano già strumenti avanzati per la gestione dei flussi informativi e logistici, ma la vera sfida è trasformare i dati in un asset strategico per migliorare competitività e integrazione tra operatori.
Non meno rilevante il tema della sicurezza, soprattutto alla luce dei rischi legati alla guerra ibrida e alla vulnerabilità delle infrastrutture digitali. In questo contesto, gestione dei dati e intelligenza artificiale predittiva vengono indicati come leve fondamentali per la prevenzione e la resilienza del sistema.
Un altro nodo cruciale riguarda l’integrazione tra porto e retroporto. La carenza di collegamenti ferroviari efficienti e di una pianificazione logistica coerente continua a rappresentare uno dei principali limiti allo sviluppo del sistema italiano.

A chiusura dei lavori, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti, ha sottolineato l’importanza del confronto in una fase di transizione per Taranto e il territorio, invitando a cogliere le opportunità emergenti.
Dal convegno emerge una consapevolezza condivisa: i porti sono oggi sistemi complessi, al crocevia tra energia, ambiente, tecnologia e geopolitica. La “Carta di Taranto” rappresenta un primo passo.
Foto: pagina FB Camera di commercio di Brindisi – Taranto
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