Verso la regia unica nazionale, che ridisegna il ruolo delle AdSp
ROMA – Il governo accelera sulla riforma della governance portuale. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, aveva annunciato nelle settimane scorse l’intenzione di portare in Consiglio dei ministri, entro le festività natalizie, il disegno di legge che ridisegna l’assetto di comando dei porti italiani. Al centro del provvedimento c’è la nascita di Porti d’Italia S.p.A., una nuova società pubblica chiamata a esercitare una regia unica sugli scali di interesse nazionale e internazionale.

La riforma, promossa dal Mit insieme al viceministro Edoardo Rixi, punta a superare l’attuale modello basato sulle Autorità di Sistema portuale. Le AdSp vedrebbero ridimensionate le proprie competenze, mantenendo prevalentemente funzioni di livello territoriale e regionale, come la predisposizione dei piani regolatori portuali. La gestione operativa, la pianificazione strategica e le decisioni sugli investimenti verrebbero invece centralizzate nella nuova società.
Porti d’Italia S.p.A. avrebbe un ruolo diretto nella manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture portuali e nella realizzazione delle principali opere: dalla costruzione di banchine, canali, darsene e dighe foranee fino ai dragaggi. Alla società spetterebbero anche progettazione, appalto e collaudo degli interventi considerati strategici per la competitività del sistema portuale. La nuova realtà societaria nascerebbe con un capitale iniziale di 500 milioni di euro interamente a carico dello Stato. Il consiglio di amministrazione sarebbe composto da cinque membri: due designati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, due dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e uno dalla Presidenza del Consiglio. La presidenza spetterebbe al Mef, mentre l’amministratore delegato sarebbe indicato dal Mit.
Secondo il governo, l’obiettivo della riforma è colmare il divario infrastrutturale e organizzativo che penalizza i porti italiani rispetto ai grandi hub internazionali, semplificando le procedure e costruendo una vera rete portuale nazionale. Il percorso, tuttavia, non è privo di ostacoli: lo scorso 31 Ottobre la Ragioneria generale dello Stato ha espresso parere negativo sulla prima bozza, ritenendo insufficienti le coperture finanziarie. Il Mit ha però annunciato una revisione dei profili economici per riportare il testo al vaglio dell’esecutivo.

La tabella di marcia è ora definita. Il 22 Dicembre, come anticipato dal viceministro Rixi, il disegno di legge approderà in Consiglio dei ministri. Il provvedimento seguirà l’iter parlamentare ordinario e, diversamente dalle ipotesi iniziali, non sarà vincolato alle procedure del Pnrr. Dopo l’esame in una delle due Camere, inizierà il lavoro istruttorio nelle commissioni competenti, non solo quella Trasporti ma anche quelle chiamate a valutare sostenibilità e coperture finanziarie.
Si preannuncia inoltre una fase articolata di audizioni, che coinvolgerà associazioni datoriali, sindacati e gli attori istituzionali del settore. In questo contesto avrà un ruolo centrale Assoporti, che nel frattempo rinnoverà i propri vertici, chiamata a valutare gli effetti della riforma sul piano finanziario, gestionale, occupazionale e di governance.
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