Porti italiani: lieve calo nei primi mesi dell’anno

In particolare Trieste (-23,6%), Savona (-14,1%) e Genova (-4,9%). In netta crescita Venezia (+5,8%)

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MILANO – Secondo i dati della ventisettesima edizione del report Fedespedi Economic Outlook”, nonostante dazi e la situazione geopolitica mondiale che ha ridisegnato gli equilibri del commercio mondiale, l’export italiano cresce complessivamente negli Stati Uniti, ma le tariffe colpiscono il settore alimentare e l’automotive (-33% per oli e grassi e -21,8% nel secondo caso).
A cambiare sono state negli ultimi mesi rotte e costi della logistica con le tensioni in Medio Oriente che hanno provocato un crollo dell’83% dei transiti nello Stretto di Hormuz.
A pesare sulle imprese sono soprattutto i costi della logistica, che incidono in media per il 9,9% sui ricavi aziendali e arrivano a superare l’11% per le PMI.

Negli Stati Uniti, l’economia ha segnato una ripresa nel primo trimestre 2026, un segnale di ripresa dopo il modesto +0,5% dell’ultimo trimestre del 2025.DAZI
Tuttavia, a causa della politica daziaria e dell’aumento dell’energia, l’inflazione sta registrando una ripresa nel corso del 2026, dopo la drastica flessione degli ultimi anni.
I dazi stanno mostrando i primi forti effetti sul commercio con l’estero: da Gennaio a Aprile 2026 le esportazioni USA sono cresciute notevolmente (+11,3%), anche in virtù di un dollaro debole, e le importazioni scese (-5,4%), riducendo di circa il 50% il deficit commerciale americano, passando da 435 a 222 miliardi di USD.
Per quanto riguarda i rapporti Italia-USA, se nel primo trimestre gli Stati Uniti si sono consolidati come nostro principale partner commerciale (18,79 miliardi di euro esportati, +1,3% rispetto all’anno precedente), analizzando i settori emergono discrepanze che dimostrano come la politica daziaria dell’amministrazione Trump stia dispiegando i primi effetti.

“Lo scenario geopolitico continua a essere il fattore che più condiziona l’economia internazionale” sottolinea Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi.
“Il vero tema oggi non è prevedere la prossima crisi, ma farsi trovare pronti. Dobbiamo passare dal paradigma della previsione a quello della preparazione, lavorando per un vero e proprio ‘progetto-Paese’. L’idea che la nostra posizione ci garantisca una rendita come piattaforma logistica ‘naturale’ è un’illusione: le crisi recenti, come i quasi mille giorni di chiusura del Mar Rosso, dimostrano che le rotte cambiano facilmente e il commercio prosegue su altre vie. La geografia è un vantaggio solo se capitalizzata attraverso infrastrutture fisiche e digitali”.

Il settore marittimo e il peso del blocco di Hormuz

Nel settore shipping si è registrata nei primi tre mesi dell’anno una crescita stimata del +4,4% con il traffico mondiale di container trainato in particolare dai volumi del Far East, tra le aree più dinamiche con un incremento dell’8,8%, insieme all’Africa Sub-sahariana (+14,8%) e all’America Latina (+4,4%).
Dall’altra parte, segna un meno l’andamento dei porti italiani, che evidenziano una flessione complessiva del -4,6% dei TEU movimentati.
Risentono del calo in particolare lo scalo di Trieste (-23,6%), impattato dalla riorganizzazione delle alleanze armatoriali, Savona (-14,1%) e Genova (-4,9%), mentre risulta in netta crescita Venezia (+5,8%).

Sulle dinamiche marittime pesano in modo decisivo i conflitti internazionali: nel primo trimestre 2026 i transiti nel Canale di Suez sono calati del 47,2%, con un vero e proprio crollo del 68% per le navi portacontainer, e le tensioni in Medio Oriente hanno portato ad una drastica riduzione dei transiti attraverso di Hormuz.
La media attuale è di 10 navi al giorno contro le 60 pre-conflitto (-83%).
Questo ha portato a un rallentamento delle operazioni nei porti interni al Golfo, bilanciato dallo sviluppo degli scali esterni lungo le coste della penisola arabica.
Al fine di gestire il traffico dei container evitando il transito per Hormuz, i Paesi del Golfo stanno strutturando nuovi corridoi multimodali, trasformando i porti esterni in gateway strategici per poi smistare le merci via terra in tutto il bacino del Golfo Persico.

Il cargo aereo

Basandosi sui dati IATA, ad Aprile 2026 il traffico aereo cargo globale è cresciuto del 4% rispetto all’anno precedente, sostenuto in particolar modo dall’Asia e dalle rotte trans-pacifiche.malpensaL’Italia ha registrato invece una tendenza opposta, poiché nel primo quadrimestre del 2026 i nostri aeroporti hanno movimentato 385.100 tonnellate di merci, registrando una lieve flessione dell’1%.
Tale flessione è stata condizionata dal rallentamento del principale hub nazionale, Milano Malpensa (-5%), su cui hanno pesato le difficoltà in Medio Oriente e le scelte governative (come la tassa di 2 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE), così come dai cali di Pisa (-19,3%) e Roma Ciampino (-7,9%).
L’Italia si conferma comunque ai vertici europei per connettività totale (diretta e indiretta), piazzandosi al 4° posto nel continente europeo, davanti a Paesi come la Francia.

Lo studio integrale è disponibile sul sito di Fedespedi, nella sezione Centro Studi.

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Fedespedi: l’instabilità in Medio Oriente pesa sui traffici

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Tags: Porti, Shipping
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