Porti sotto pressione, aumentano i tempi di sosta delle navi

È quanto emerge dal Container Port Performance Index (CPPI) 2025

LONDRA – I porti mondiali stanno diventando sempre più vulnerabili agli shock che colpiscono il commercio internazionale. È quanto emerge dal Container Port Performance Index (CPPI) 2025, il rapporto elaborato dalla Banca Mondiale e da S&P Global Market Intelligence che misura l’efficienza dei terminal container attraverso un indicatore semplice ma fondamentale: il tempo che le navi trascorrono in porto. L’edizione 2025 evidenzia un lieve peggioramento delle prestazioni globali rispetto all’anno precedente. In media, le portacontainer hanno registrato tempi di permanenza più lunghi negli scali, confermando le difficoltà di un sistema logistico ancora alle prese con le conseguenze delle tensioni geopolitiche, delle deviazioni delle rotte marittime, degli eventi climatici estremi e della crescente instabilità delle supply chain.

A differenza di altri indicatori basati su dati dichiarati dagli operatori, il CPPI utilizza informazioni reali sugli scali delle navi e valuta l’efficienza complessiva dei porti considerando accessibilità nautica, disponibilità di banchine, produttività delle operazioni di carico e scarico, gestione dei piazzali e coordinamento tra i diversi soggetti della comunità portuale.

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I porti non subiscono le crisi: le amplificano o le assorbono

Uno dei principali messaggi del rapporto riguarda il rapporto sempre più stretto tra efficienza portuale e stabilità delle catene logistiche mondiali. Secondo gli analisti della Banca Mondiale, i porti non rappresentano più semplici punti di transito delle merci, ma veri e propri snodi capaci di amplificare o attenuare gli effetti delle crisi. Quando eventi geopolitici, come la crisi del Mar Rosso, costringono le compagnie a modificare gli itinerari, si verificano improvvise concentrazioni di traffico in alcuni scali. Questo fenomeno, definito dal rapporto “congestione a raffica”, rende estremamente difficile programmare l’utilizzo di banchine, terminal e personale operativo.

L’effetto è immediato: le navi accumulano ritardi, la capacità effettiva della flotta mondiale si riduce e le conseguenze si propagano lungo tutta la rete marittima globale. I dati raccolti tra il 2020 e il 2025 confermano infatti una correlazione diretta tra aumento dello stress delle supply chain e peggioramento delle performance portuali.

Asia leader, Europa in ritardo

La classifica mondiale continua a essere dominata dai porti asiatici. Al primo posto si colloca il porto cinese di Fuzhou Port, seguito da Dalian Port, Port of Salalah, Mawan Port e Chiwan Port. Anche nel 2025 i porti dell’Asia orientale e meridionale confermano livelli elevati di efficienza grazie a investimenti continui nelle infrastrutture, forte orientamento all’export e maggiore flessibilità operativa.

L’Europa compare soltanto nelle posizioni successive della graduatoria. Il miglior porto europeo è Porto di Algeciras, che si colloca tra i primi venti scali mondiali, mentre molti porti del continente continuano a fare i conti con congestioni terrestri, rigidità operative e limiti infrastrutturali. Le economie a reddito medio-alto si dimostrano complessivamente più performanti rispetto a quelle ad alto reddito, smentendo l’idea che il livello di ricchezza sia di per sé una garanzia di efficienza portuale.

Africa e America tra i porti che crescono di più

Particolarmente interessante è la classifica dei porti che hanno registrato i maggiori progressi. Nel periodo 2020-2025 il miglioramento più consistente è stato registrato da Port Elizabeth, seguito dal Khalifa Bin Salman, dal porto di Posorja, da Gothenburg e dal Muhammad Bin Qasim. Guardando invece ai soli risultati dell’ultimo anno, emerge il caso emblematico di Durban, che ha compiuto il balzo più significativo del 2025 grazie a una profonda riorganizzazione operativa e a nuovi investimenti infrastrutturali. Tra i porti che hanno registrato i maggiori miglioramenti figurano anche Freeport Container, Ngqura, Cristobal e Manzanillo. Segnali positivi arrivano inoltre da Los Angeles, che ha consolidato il recupero dopo le forti congestioni registrate negli anni della pandemia.

Lezioni per il futuro

Il rapporto evidenzia che i porti più efficienti non sono necessariamente quelli che movimentano più merci, ma quelli capaci di mantenere elevati standard operativi anche durante le fasi di forte volatilità. Tra gli elementi che accomunano gli scali più performanti emergono la chiarezza dei ruoli tra autorità pubbliche e operatori privati, la presenza di sistemi digitali avanzati, la condivisione tempestiva dei dati e una governance capace di reagire rapidamente agli imprevisti. La disponibilità di informazioni in tempo reale sugli arrivi delle navi, sullo stato delle banchine, sulla capacità dei piazzali e sui collegamenti terrestri è oggi considerata un fattore determinante per migliorare la resilienza dei porti.

Secondo il CPPI 2025, la competitività del commercio mondiale dipenderà sempre più dalla capacità degli scali marittimi di assorbire gli shock senza trasferirli lungo la catena logistica. In un contesto caratterizzato da crisi geopolitiche ricorrenti, cambiamenti climatici e crescente instabilità delle rotte commerciali, l’efficienza portuale non rappresenta più soltanto un vantaggio competitivo, ma una condizione essenziale per garantire la continuità degli scambi internazionali.

IL REPORT COMPLETO SI LEGGE QUI

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Tags: Geopolitica, Porti
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