Sindacati e movimenti chiedono controlli su sicurezza e destinazione delle merci. Nel mirino la RO-RO Capucine e la nave MSC Vega
CIVITAVECCHIA – Cresce la tensione nei porti italiani attorno alla gestione di traffici legati a materiali militari o “dual use”. Nelle prossime ore è atteso l’arrivo a Civitavecchia della RO-RO Capucine, unità battente bandiera maltese impiegata per il trasporto di materiale bellico per conto del Ministero della Difesa, già al centro di contestazioni in altri scali come Livorno e Piombino. A intervenire è l’USB Coordinamento Nazionale Porti, che denuncia l’utilizzo di banchine civili per operazioni legate a sistemi d’arma, esplosivi e mezzi militari. Il sindacato chiede un intervento delle autorità competenti – Capitaneria di Porto, Autorità di sistema portuale e amministrazione comunale – sia per verificare la natura delle operazioni sia per garantire la sicurezza dei lavoratori e della cittadinanza. Nel mirino anche il contesto internazionale, definito “sempre più instabile”, che secondo USB impone una riflessione sul ruolo dei porti civili italiani, ritenuti a rischio di diventare parte integrante delle catene logistiche militari.
Parallelamente, un’altra segnalazione arriva dalla Sardegna, dove la CGIL Sardegna ha chiesto verifiche sulla presenza di materiali sensibili a bordo della MSC Vega, ferma nel porto di Cagliari. Secondo quanto riferito dal segretario regionale Fausto Durante, la nave potrebbe trasportare acciaio “dual use”, potenzialmente destinato alla produzione di armamenti. La richiesta, condivisa anche con la rete internazionale BDS, è quella di accertare con precisione la natura e la destinazione del carico. In caso di conferma, il sindacato sollecita il blocco della partenza della nave, evidenziando il rischio che materiali provenienti da porti italiani possano essere impiegati in contesti di conflitto armato. L’appello è rivolto all’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna, all’Agenzia delle Dogane e alla Capitaneria di Porto affinché vengano effettuati tutti i controlli necessari prima di autorizzare ulteriori operazioni.
Le due vicende riaccendono così il dibattito sul ruolo dei porti civili nelle catene logistiche globali e sulle implicazioni, anche etiche e di sicurezza, legate alla movimentazione di materiali con possibile impiego militare.
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