Con il presidente della società Porta a Mare Simone Maltinti scopriamo il nuovo volto della città tra vent’anni
LIVORNO – La gru della società Bettarini (un gigante da 700 tonnellate), che a Livorno rappresenta un’istituzione, il massimo quando si parla di carichi pesanti da sollevare, è pronta per provare ancora.
Oggi è la giornata decisiva e dopo aver sostituito il gancio si tenterà ancora dopo alcuni giorni di sollevare la barca porta, strumento che serviva a chiudere il vecchio bacino di carenaggio del Cantiere Orlando della città. Una paratia da 20 metri per 8 a tenuta stagna, un tempo, che ora non si riesce a smuovere perchè sia conservata dall’Autorità portuale.
“Se il tentativo di oggi andasse male, dovremmo riparlare della cosa con l’Autorità di Sistema portuale” ci dice Simone Maltinti, presidente della società Porta a mare, concessionaria del porto turistico, compartecipata da D-marin e Azimut Benetti.
“Dovremo capire cosa fare con questo manufatto che ci permetterebbe di riaprire il bacino”.
Proprio mentre stiamo scrivendo la gru è all’opera e ne sapremo di più a breve.
Il progetto, i tre lotti e l’investimento
La società Porta a mare, partecipata all’85% da D-Marin, nota in Europa e non solo per la gestione di importanti marine, e per il resto dal cantiere Azimut Benetti ha puntato molto su Livorno, con un progetto che per i soli lavori avviati in questi giorni, richiede 20 milioni di euro.
“A questi si aggiungono i costi per la progettazione e tutto il resto -evidenzia Maltinti- e ci fa molto piacere che ci siano aziende livornesi a lavorare”.
Non solo la già citata Bettarini, ma anche tre delle società dell’Ati su quattro sono del territorio: Edinfra, Martelli e Siel (l’altra la CEMSpA).
Il primo lotto, quello a cui si sta lavorando dovrebbe concludersi già nel prossimo Febbraio con i primi posti barca, 105 pronti all’uso.
“Il progetto prevede la parte del bacino piccolo, il molo Elba, l’andana delle ancore e il porto mediceo, la prima parte si concentra sui primi tre citati”.
Poi si passerà al ripristino della strada di collegamento tra via Edda Fagni (che costeggia il cantiere Benetti) e la zona del porto mediceo dove è previsto il secondo lotto.
“L’ultimo prevede la co-partecipazione dell’AdSp che si occuperà di costruire la banchina lasciando a noi l’allestimento dei pontili”.
Si andranno così a creare tre zone di attracco barche, sia per quelle del “popolo delle barchette”, sia per quelle di dimensioni più grandi fino a yacht dai 30 agli 80 metri.
“La prima area come detto sarà operativa entro pochi mesi, nel frattempo dovranno essere spostate in darsena nuova le barche dei vari club nautici, dopo un accordo trovato dopo tanti anni di trattativa” ricorda Maltinti.
Per la parte subacquea, le prossime attività prevedono una bonifica bellica, ma per quello che riguarda i fondali, non ci saranno escavi ma solo livellamenti.
Riqualificazione e prospettive future per un “ecoporto”: l’ultimo passo tra vent’anni
“Questo progetto non riguarda solo la costruzione di un porto turistico, ma una vera e propria sistemazione del territorio, motore di riqualificazione della città e recupero di spazi da destinare ai cittadini per una fruizione quotidiana”.
Nel pensare il porto turistico di Livorno, il progettista ha scelto di immaginarlo come un “ecoporto” che riapra alla città anche una zona chiusa da molti anni, con aree verdi e materiali sostenibili a creare il contorno.
“L’ultimo passo sarà quello che si avrà tra vent’anni che porterà il numero dei posti barca totali a circa 800″ continua il presidente Maltinti.
Nella prima parte infatti se ne conteranno più o meno la metà, circa 370 (più i 105 citati), poi, una volta che la società potrà riappropriarsi della darsena nuova, si potrà raggiungere il numero totale.
“Le barche dei circoli infatti saranno collocate alla Bellana, ma questo come detto accadrà fra due decenni. Nel frattempo l’attività partirà dal mediceo, con D-Marin che offrirà i suoi servizi, un bel richiamo per la città”.
Per saperne di più e vedere i rendering del progetto finale clicca qui
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