L’attacco del gruppo regionale del Pd Friuli Venezia Giulia
TRIESTE – La proposta di riforma della governance portuale, con la nascita di Porti d’Italia Spa, accende lo scontro politico e istituzionale. A criticarla duramente è la deputata del Partito democratico Debora Serracchiani, che oggi a Trieste, nel corso di una conferenza stampa con il gruppo regionale del Pd Friuli Venezia Giulia, ha parlato di una riforma che “destruttura la portualità italiana”. “Siamo sempre stati favorevoli a un coordinamento nazionale della portualità sulle grandi strategie, sull’individuazione dei mercati e sugli accordi tra Stati – ha spiegato Serracchiani – ma Porti d’Italia Spa non va in questa direzione”. Secondo la parlamentare dem, la nuova società rischia piuttosto di centralizzare risorse e competenze, sottraendole ai territori. “Assorbirà risorse e personale dai porti italiani e potrà investire anche in porti fuori dal nostro Paese”, ha avvertito.
Un timore, ha sottolineato Serracchiani, condiviso trasversalmente: “È una preoccupazione sollevata da tutti i presidenti di Regione, non soltanto da quelli di centrosinistra”. Da qui l’appello al presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, chiamato a intervenire non solo come governatore regionale, ma anche nella sua veste di presidente della Conferenza delle Regioni, dal momento che la proposta di Porti d’Italia Spa sarà esaminata anche in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni.

Nel mirino dei dem finisce anche il clima che si starebbe creando all’interno delle Autorità di Sistema portuale. Serracchiani ha denunciato un “braccio di ferro tra le forze politiche” che si manifesterebbe nelle nomine: “Se il presidente di un’Autorità portuale ha un colore politico, il segretario generale deve averne un altro”.
Le critiche sono state ribadite dai consiglieri regionali Pd Diego Moretti, Francesco Russo e Roberto Cosolini, che hanno parlato di una riforma destinata a produrre «una pesante perdita di autonomia finanziaria, gestionale e di personale» non solo per l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale – che governa i porti di Trieste e Monfalcone – ma per l’intero sistema portuale nazionale. Secondo i dem, dal 2016 a oggi le Adsp hanno investito risorse significative, contribuendo allo sviluppo dei traffici e dell’economia regionale, e una marcia indietro del Governo sarebbe necessaria per non compromettere questi risultati.
Nel corso della conferenza stampa è stata annunciata anche una mozione in via di deposito in Consiglio regionale, con cui si chiede formalmente al presidente Fedriga di intervenire nei confronti dell’Esecutivo. “Con questa norma – denunciano gli esponenti Pd – sarà Roma a decidere cosa devono fare i porti italiani, persino sui piani regolatori portuali e sulle eventuali deroghe”. Porti d’Italia Spa, aggiungono, “assomiglia più a una grande agenzia immobiliare, che potrà spendere risorse dei porti italiani anche su infrastrutture all’estero”.

Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, l’impatto stimato viene giudicato particolarmente rilevante: l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, secondo i dem, rischierebbe di trasferire a Roma oltre 20 milioni di euro e di perdere personale che verrebbe assorbito dalla nuova società, pur restando di fatto a carico dell’AdSp regionale.
Il giudizio complessivo è netto: “Una strategia confusa e pericolosa», perché accentra a Roma decisioni su strategie e investimenti, mentre i porti – concludono gli esponenti Pd – hanno bisogno di risposte mirate alle sfide specifiche: una portualità internazionale competitiva, il potenziamento del traffico merci su ferrovia e una visione costruita sui territori, non osservata a distanza dalla capitale”.
Porti d’Italia: “Si riscrive la governance senza una strategia nazionale”
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