Riforma Cartabia e attribuzione di poteri cautelari agli arbitri

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Un nuovo intervento dell’avvocato Alfonso Mignone, presidente del Tribunale arbitrale della nautica, sezione della Camera Arbitrale Internazionale (qui l’intervista).
Stavolta si parla di “Riforma Cartabia e attribuzione di poteri cautelari agli arbitri“.

Come è noto il nuovo art. 818 del Codice di Procedura Civile, modificato dal Decreto Legislativo 10 ottobre 2022, n. 149 (cd. “Riforma Cartabia”) in vigore dal 1° Marzo 2023, così recita: “Le parti, anche mediante rinvio a regolamenti arbitrali, possono attribuire agli arbitri il potere di concedere misure cautelari con la convenzione di arbitrato o con atto scritto anteriore all’instaurazione del giudizio. La competenza cautelare attribuita agli arbitri è esclusiva. Prima dell’accettazione dell’arbitro unico o della costituzione del collegio arbitrale, la domanda cautelare si propone al giudice competente ai sensi dell’art. 669-quinquies”.

Dalla lettura del successivo art. 818-bis si evince che “Contro il provvedimento degli arbitri che concede o nega una misura cautelare è ammesso reclamo a norma dell’articolo 669-terdecies davanti alla corte di appello, nel cui distretto è la sede dell’arbitrato, per i motivi di cui all’articolo 829, primo comma, in quanto compatibili, e per contrarietà all’ordine pubblico”.

Infine all’art. 818-ter  si dispone altresì che “L’attuazione delle misure cautelari concesse dagli arbitri è disciplinata dall’articolo 669-duodecies e si svolge sotto il controllo del tribunale nel cui circondario è la sede dell’arbitrato o, se la sede dell’arbitrato non è in Italia, il tribunale del luogo in cui la misura cautelare deve essere attuata. Resta salvo il disposto degli articoli 677 e seguenti in ordine all’esecuzione dei sequestri concessi dagli arbitri. Competente è il tribunale previsto dal primo comma”.

Come è ovvio la riforma impatterà anche sull’arbitrato marittimo e sulla giurisdizione e competenza ad emettere provvedimenti cautelari ante causam o post causam (in caso di emissione di lodo) su navi e galleggianti per il soddisfacimento e la tutela dei crediti marittimi.

Sorvoliamo, in questa sede, su quali siano i crediti marittimi, tipizzati dal Legislatore internazionale (il Comité Maritime International) nell’art. 1 della Convenzione internazionale per l’unificazione di alcune regole del sequestro conservativo delle navi di mare firmata a Bruxelles il 10 Maggio 1952, entrata in vigore il 9 Maggio 1980.

La convenzione – all’articolo 4 – prevede una giurisdizione esclusiva dell’Autorità Giudiziaria che si raccorda con gli artt. 643 e ss. e 682-686 Codice della Navigazione.
L’arbitrato è invece menzionato nell’articolo 7, comma 1, della Convenzione internazionale sul sequestro di nave, firmata a Ginevra il 12 Marzo 1999, entrata in vigore il 14 Settembre 2011.

La disposizione consente, se voluta dalle Parti ed in deroga a quanto disposto dal precedente art. 2, la giurisdizione arbitrale sul merito.

Il contenuto della norma è il seguente “1. I tribunali dello Stato in cui è stato effettuato l’arresto o è stata prestata la garanzia per ottenere il rilascio della nave sono competenti a giudicare la controversia nel merito, a meno che le parti non concordino validamente o non abbiano validamente convenuto di sottoporre la controversia ad un tribunale di un altro Stato che accetta la giurisdizione, o all’arbitrato”.

Occorre, però, sottolineare, che la maggioranza degli Stati maggiormente interessati alle attività commerciali marittime, tra cui l’Italia, continua ad applicare la Convenzione di Bruxelles del 1952 il che significa, per quanto concerne la giurisdizione cautelare, limitarsi a quella ordinaria.

Dal punto di vista pratico ciò significherebbe – nell’attualitàla possibilità da parte della Capitaneria di Porto del luogo dove si trova ormeggiata la nave di opporsi alla procedura di cui all’art. 646 cod. nav rubricato “provvedimenti necessari per impedire la partenza della nave” adducendo la motivazione che il provvedimento cautelare dell’arbitro non sia eseguibile perché non emesso dall’autorità giudiziaria ordinaria.

Pertanto, alla luce di quanto emerge dal confronto tra le due convenzioni internazionali, l’esigenza di coordinamento tra norme consiglierebbe di “sensibilizzare” il Legislatore a emanare un provvedimento legislativo di ratifica di quella di Ginevra armonizzandola con i novellati artt. 818 cod.proc.civ. e ss., con gli artt. 669 quinquies, 1 comma, 669 decies, 3 comma e 669 terdecies, nonché, senza bisogno di ulteriori modifiche, con il comma 2 dell’articolo 643 cod. nav.  secondo cui “Il sequestro giudiziario e conservativo di navi o di  galleggianti è autorizzato dai giudici competenti a norma del codice di procedura civile” dove per “competenti” – nonché “esclusivi” – ai sensi dell’art. 818 cod. proc. civ., verrebbero inclusi anche gli arbitri.

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Tags: Nautica

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