Così il Vicesegretario Generale Consoli in audizione alla Camera: “Porti d’Italia resti sotto controllo pubblico e diventi leva strategica nazionale per i porti”
ROMA – “Un indirizzo nazionale della politica portuale è un obiettivo condivisibile. Una cabina di regia centrale, se correttamente definita nei suoi poteri, nella sua natura giuridica e nei suoi rapporti con le Autorità di sistema portuale, può contribuire a migliorare la qualità delle decisioni, ridurre i tempi, concentrare le risorse sugli interventi realmente prioritari e rendere il sistema portuale italiano più riconoscibile anche nei confronti dei grandi player internazionali”. Così il Vicesegretario Generale di Assarmatori, Giovanni Consoli, nel corso dell’audizione presso la Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera, chiamata a vagliare il testo della Riforma Portuale.
“Tuttavia – ha aggiunto Consoli – la Porti d’Italia S.p.A. dovrà rimanere saldamente sotto il controllo pubblico e dovrà operare come strumento di indirizzo strategico nazionale, evitando sovrapposizioni disordinate con le funzioni amministrative delle Autorità di Sistema Portuale. In questo quadro la costituzione della Porti d’Italia potrebbe risolvere una volta per tutte le obiezioni di Bruxelles che qualifica le AdSp come imprese ai fini del diritto della concorrenza”.

Superare definitivamente il localismo e costruire una governance capace di leggere il sistema portuale italiano come un’infrastruttura unitaria al servizio della competitività del Paese. È questa la linea tracciata da Assarmatori nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Trasporti della Camera nell’ambito del confronto sulla riforma della governance portuale. L’associazione degli armatori ha richiamato la necessità di affiancare al dibattito istituzionale una visione industriale dei traffici marittimi e della logistica nazionale, sottolineando come la competizione internazionale non si giochi più tra singoli porti ma tra sistemi logistici integrati e corridoi di trasporto in grado di attrarre merci, investimenti e servizi. In questo quadro, il superamento delle logiche territoriali rappresenta, secondo Assarmatori, un passaggio indispensabile per costruire una reale politica nazionale dei trasporti marittimi e della portualità, capace di valorizzare le specificità dei singoli scali senza disperdere risorse e progettualità in una frammentazione ormai incompatibile con gli equilibri del mercato globale.
Particolare attenzione è stata dedicata alla prevista costituzione di Porti d’Italia S.p.A., rispetto alla quale l’associazione ha chiesto una chiara definizione della natura giuridica, della governance e delle competenze operative della nuova struttura. L’obiettivo, secondo gli armatori, deve essere quello di creare uno strumento strategico a supporto delle politiche nazionali della portualità e della logistica, mantenendo il controllo pubblico e scongiurando il rischio che la nuova società si trasformi in un ulteriore livello di complessità amministrativa.
Assarmatori ha inoltre evidenziato la necessità che la programmazione infrastrutturale venga costruita sulla base di criteri oggettivi e misurabili, legati alla domanda effettiva dei traffici, alla sostenibilità economica degli investimenti e alla loro utilità per il sistema logistico nazionale. Una posizione che apre anche alla possibilità di riconsiderare opere già programmate ma non più pienamente coerenti con l’evoluzione dei mercati e delle catene di approvvigionamento internazionali.
Altro elemento ritenuto centrale riguarda il coordinamento della riforma con il quadro normativo già esistente, a partire dalla disciplina dei dragaggi, dal sistema delle concessioni e dalle diverse competenze regolatorie che insistono sul settore.
Rossi (Assarmatori): “La riforma può correggere la frammentazione”
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