Le criticità emerse dalla relazione del Prof. Donativi in occasione del seminario organizzato dalla Camera di Commercio di Padova
MILANO – La riforma della legge quadro sugli interporti, attesa da anni, potrebbe trasformarsi in un terreno di forte criticità, almeno secondo quanto emerso alla tavola rotonda “La nuova legge sugli Interporti” organizzata a Milano presso il Palazzo dei Giureconsulti. A sollevare i dubbi più rilevanti è stato Vincenzo Donativi, avvocato e Professore Ordinario di Diritto Commerciale a Roma. Il legale ha messo sotto la lente di ingrandimento l’articolo 5, comma 2, del testo in discussione: la norma prevede che i gestori degli interporti “provvedano alla realizzazione delle strutture relative ai nuovi interporti” e, compatibilmente con l’equilibrio dei bilanci, all’adeguamento di quelli già esistenti.
“Il verbo “provvedono” va interpretato in chiave obbligatoria – ha spiegato Donativi –. Se l’articolo fosse applicato così com’è scritto, si rischierebbe una compressione della libertà di iniziativa economica, un principio tutelato dalla Costituzione, che garantisce anche la facoltà di non intraprendere attività non desiderate“.

La doppia anima degli interporti e le incertezze giuridiche
Secondo Donativi, la legge contiene due anime interpretative: una pubblicistica e una privatistica. “Gli interporti sono allo stesso tempo soggetti pubblici e imprese orientate al profitto. La normativa, tuttavia, lascia troppi spazi interpretativi: da un lato obbliga gli operatori a seguire logiche di business, dall’altro li vincola a contribuire finanziariamente alla realizzazione di infrastrutture altrui senza indicare modalità, proporzioni o basi giuridiche”. Le perplessità non sono solo teoriche.
I relatori Antonio Santocono, presidente della Camera di Commercio di Padova, Leopoldo Destro di Confindustria Trasporti, Giuseppe Rizzi di Fermerci e Umberto Ruggerone di Assologistica hanno poi evidenziato, nel corso del dibattito che ha seguito la relazione introduttiva, l’assenza di risposte concrete sui limiti e le responsabilità dei gestori, creando incertezza tra gli investitori e gli azionisti degli interporti.

Comitati e burocrazia: il rischio di complicazioni
Un altro elemento controverso riguarda l’istituzione di un nuovo Comitato (articolo 4), destinato a coordinare le decisioni sugli interporti. Donativi e i partecipanti hanno ricordato che un organismo simile per i porti, introdotto con la riforma Delrio, “non si è praticamente mai riunito”, facendo temere che la nuova legge possa aggiungere un ulteriore livello burocratico a un comparto già gravato da regole complesse e sovrapposte.
L’auspicio degli esperti è che, prima dell’approvazione definitiva del testo, si intervenga con emendamenti o, almeno, che prevalga un’interpretazione di buon senso, che non trasformi obblighi potenzialmente incostituzionali in imposizioni operative per i gestori degli interporti.
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