In vista dell’audizione parlamentare sul disegno di legge, prende la parola il dg Gaudenzio Parenti
ROMA – In vista dell’audizione parlamentare sul disegno di legge di riforma dei porti, l’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali (ANCIP) lancia un appello affinché la tutela del lavoro portuale diventi una priorità concreta per tutte le Autorità di Sistema portuale. A sostenerlo è il direttore generale Gaudenzio Parenti, che chiede alle nuove governance portuali di utilizzare pienamente gli strumenti previsti dalla normativa per salvaguardare occupazione, competenze e continuità operativa. Secondo Parenti, il lavoro portuale rappresenta il principale asset strategico del sistema portuale italiano e deve essere considerato alla pari delle infrastrutture. Se da un lato ANCIP conferma il proprio sostegno al ruolo delle AdSp, dall’altro ritiene indispensabile che queste esercitino fino in fondo le prerogative attribuite dal legislatore per la tutela delle imprese e dei lavoratori.

“Lavoro portuale, imprese, sicurezza e professionalità sono ormai al centro di molti interventi pubblici – osserva Parenti – ma troppo spesso queste dichiarazioni non si traducono in azioni concrete. Le infrastrutture sono fondamentali, ma senza imprese autorizzate, terminalisti, compagnie portuali e lavoratori qualificati non esistono traffici, servizi né competitività dei porti”.
Il direttore generale di ANCIP richiama quindi l’attenzione sugli strumenti normativi già disponibili, ma ancora poco utilizzati. Tra questi figurano il Fondo previsto dall’articolo 17, comma 15-bis, il Piano dell’Organico del Porto, i poteri attribuiti ai presidenti delle AdSp e le disposizioni dell’articolo 199 del decreto-legge n. 34 del 2020, prorogate negli ultimi anni.
Per l’associazione, tali strumenti dovrebbero essere attivati in modo sistematico da tutte le Autorità di Sistema portuale, andando oltre le poche esperienze considerate virtuose. In particolare, il Fondo 15-bis non dovrebbe limitarsi a sostenere le compagnie portuali e le agenzie autorizzate alla fornitura di lavoro temporaneo, ma diventare uno strumento per favorire formazione, riqualificazione professionale, riconversione e ricollocazione del personale delle imprese operanti ai sensi degli articoli 16 e 18 della legge portuale. Analoga attenzione, sottolinea ANCIP, dovrebbe essere riservata all’applicazione delle misure previste dall’articolo 199 anche per le imprese in appalto presso i terminal.
Parenti richiama inoltre alcune situazioni particolarmente critiche, indicando i porti di Brindisi e Civitavecchia come esempi emblematici delle conseguenze prodotte dalla cessazione delle attività delle centrali a carbone. Una situazione che, secondo ANCIP, ha avuto pesanti ripercussioni sulle imprese autorizzate ai sensi dell’articolo 16, sul lavoro temporaneo e sull’intero comparto portuale. “La cosiddetta riserva fredda delle centrali – afferma – non può trasformarsi nel simbolo di una transizione energetica scaricata sulle imprese e sui lavoratori dei porti. È necessario utilizzare immediatamente tutti gli strumenti previsti dalla legge per garantire continuità aziendale, tutela occupazionale e conservazione delle competenze professionali”.
L’associazione evidenzia inoltre la necessità di estendere questa impostazione anche ad altri scali, citando in particolare il sistema portuale di Napoli-Salerno, dove le misure collegate all’articolo 199 non risulterebbero ancora pienamente valorizzate, pur essendo applicabili anche nei porti di Bari-Brindisi e Civitavecchia.
Nel documento, ANCIP rivolge infine un appello alle nuove governance delle AdSp affinché attivino senza ulteriori ritardi gli strumenti speciali previsti dalla normativa, coinvolgendo l’intero cluster portuale in programmi dedicati alla salvaguardia industriale, alla formazione, alla riqualificazione del personale e alla tutela dell’occupazione.
L’associazione conclude ribadendo la propria disponibilità a collaborare con presidenti e segretari generali delle AdSP per costruire percorsi condivisi in grado di rafforzare il sistema portuale italiano, partendo dalla valorizzazione del suo patrimonio più importante: il lavoro portuale.
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