Il presidente Busia in audizione alla Camera: “La nuova Porti d’Italia rischia di alterare la concorrenza. Servono maggiore trasparenza e procedure aperte”
ROMA – La riforma della governance portuale voluta dal Governo incassa le prime significative osservazioni da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Trasporti della Camera, il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, ha espresso apprezzamento per l’obiettivo di creare una regia unitaria del sistema portuale italiano, ma ha chiesto una revisione di alcune disposizioni contenute nel disegno di legge, in particolare quelle relative agli affidamenti contrattuali e al reclutamento del personale della futura società Porti d’Italia. Secondo Busia, la centralizzazione di alcune funzioni strategiche può rappresentare un elemento positivo per il settore, purché non venga compromesso il rispetto dei principi di concorrenza, trasparenza, efficienza e meritocrazia.

Le principali perplessità dell’Autorità riguardano il modello organizzativo della società destinata a svolgere un ruolo centrale nella gestione delle infrastrutture portuali. Per l’Anac, la compresenza di funzioni pubbliche e attività di mercato all’interno della stessa struttura potrebbe generare distorsioni concorrenziali. La nuova società, infatti, sarebbe chiamata non solo a svolgere compiti di interesse pubblico, ma anche a operare sul mercato offrendo servizi di progettazione, realizzazione di opere e consulenza. Una configurazione che, secondo Busia, rischia di entrare in conflitto con i principi europei che regolano le società in house, le quali devono svolgere la parte prevalente della propria attività per gli enti pubblici controllanti. Per questo motivo l’Anac suggerisce una separazione societaria tra attività pubblicistiche e attività commerciali oppure, in alternativa, l’introduzione di limiti più stringenti alle attività rivolte al mercato.
Altro punto critico riguarda le deroghe previste per l’assunzione del personale. Pur riconoscendo la natura societaria della futura Porti d’Italia, Busia ha evidenziato che essa svolgerebbe di fatto funzioni tipiche di un ente pubblico e dovrebbe quindi garantire procedure di selezione aperte e trasparenti, capaci di valorizzare competenze e merito. Analoga posizione è stata espressa sugli appalti. L’Anac ritiene poco giustificato l’allontanamento dalle regole della contrattualistica pubblica oggi applicate dalle AdSp, soprattutto considerando che gli interventi previsti riguardano investimenti infrastrutturali di rilevante entità e non situazioni emergenziali. Busia ha inoltre sottolineato la necessità di mantenere l’obbligo di utilizzo delle piattaforme digitali previste dal nuovo Codice dei contratti pubblici, considerate strumenti fondamentali per garantire rapidità, trasparenza e controllo delle procedure.

L’Anac ha sollevato dubbi anche sulla ripartizione delle competenze delineata dal disegno di legge. La futura Porti d’Italia sarebbe incaricata della realizzazione delle opere infrastrutturali più importanti, mentre alle Autorità di Sistema portuale resterebbero prevalentemente le attività di manutenzione ordinaria. Secondo Busia, una soluzione più efficiente potrebbe essere quella di attribuire alla nuova società anche funzioni di centrale di committenza per servizi, manutenzioni e acquisti comuni, attraverso accordi quadro utilizzabili da tutte le Autorità portuali, mantenendo però il coinvolgimento diretto dei territori nella definizione delle esigenze operative.
Le osservazioni dell’Anac si inseriscono in un percorso parlamentare che appare tutt’altro che semplice. Il progetto di riforma promosso dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e dal viceministro Edoardo Rixi punta a centralizzare parte della governance portuale attraverso la nascita di Porti d’Italia Spa, ridimensionando il ruolo delle attuali sedici AdSp Tuttavia il provvedimento si confronta con diverse criticità. Tra queste, la riduzione della dotazione finanziaria inizialmente prevista per la nuova società, passata da 500 a 10 milioni di euro, e i dubbi sull’equilibrio economico del nuovo assetto organizzativo. Le Autorità portuali, infatti, continuerebbero a sostenere gran parte delle attività operative, trasferendo però una quota delle proprie entrate alla nuova struttura centrale.
Foto: wikipedia (Di Autorità Nazionale Anticorruzione – https://www.anticorruzione.it/il-presidente, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=114294772)
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