Riforma porti, Serracchiani attacca il Governo: “Esclusi territori e autonomie locali”

La deputata del Pd critica l’esclusione di Regioni e Comuni dalle audizioni parlamentari sulla riforma della governance portuale

trieste

ROMA – Si accende il confronto politico sulla riforma della governance portuale promossa dal Governo. La deputata del Partito Democratico Debora Serracchiani, componente della segreteria nazionale del Pd, critica duramente la scelta di non coinvolgere nelle audizioni parlamentari le Regioni e i Comuni sede di porti, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sul riordino della legge n. 84 del 1994. Secondo Serracchiani, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il viceministro Edoardo Rixi avrebbero deliberatamente escluso i territori dal confronto sulla riforma, temendo l’opposizione delle amministrazioni locali al progetto di costituzione della “Porti d’Italia Spa”, uno dei punti più discussi del provvedimento.

“La scelta di non ascoltare Regioni e Comuni rappresenta un tentativo di mettere il bavaglio ai territori”, sostiene l’esponente dem, evidenziando come numerose amministrazioni locali abbiano già manifestato forti perplessità sulla riforma. A suo giudizio, il Governo starebbe perseguendo una visione centralistica della gestione delle infrastrutture strategiche, sottraendo capacità decisionale agli enti che, direttamente o indirettamente, contribuiscono allo sviluppo dei sistemi portuali e delle aree retroportuali.

comuni

Serracchiani richiama inoltre le prese di posizione assunte da diverse Regioni, comprese alcune amministrate dal centrodestra, che avrebbero espresso in modo formale e unanime preoccupazioni riguardo all’impianto della riforma. Un segnale che, secondo la parlamentare, dovrebbe indurre l’esecutivo a rallentare il percorso legislativo e ad aprire un confronto più ampio con i territori interessati.

Nel mirino della deputata vi è in particolare la mancata valorizzazione del principio di codecisione tra Stato e autonomie locali nella gestione delle infrastrutture portuali. “Chi amministra e investe negli hinterland portuali e nelle infrastrutture connesse agli scali deve poter partecipare alle scelte strategiche”, afferma Serracchiani, ribadendo la contrarietà del Partito Democratico a una riforma che, a suo avviso, rischia di ridurre il ruolo delle comunità locali nella governance del sistema portuale nazionale.

“Il Viceministro Edoardo Rixi aveva promesso una importante condivisione della riforma dei porti, ma oggi siamo alla parodia. Da una parte il Governo svilisce ancora una volta il ruolo del parlamento e convoca un incontro con diversi stakeholder del Porto ad iter già avviato in parlamento, convocando in separata sede gli stessi soggetti che nelle stesse ore saranno auditi dalla commissione parlamentare”. Anche la vicepresidente del gruppo PD alla Camera e componente Commissione trasporti Valentina Ghio ha rincarato poi la dose. “Rixi pensa di potersi occupare contemporaneamente del campo legislativo e di quello esecutivo? Se poi ritiene di recuperare con un unico incontro con cento invitati tutta la partecipazione che non c’è stata, provando a mettere una toppa a iter già avviato, svilisce anche chi nel porto opera a diverso titolo. Mentre avviene questo inusuale doppione degli auditi, in commissione viene respinta la richiesta delle opposizioni di udire presidenti di regioni e sindaci di città portuali, ossia quelli direttamente interessati dagli effetti della riforma, i cui effetti sottrarranno parecchi milioni ai territori a disposizione per manutenzioni, sostegno al lavoro , alla sicurezza e alla formazione. Se non è sicuro della riforma, la ritiri e apra un percorso realmente partecipato per un testo davvero condiviso”.

Il dibattito sulla riforma dei porti entra così nel vivo, mentre prosegue in Parlamento l’iter del disegno di legge dedicato al rilancio degli investimenti nelle infrastrutture marittime strategiche e alla revisione dell’attuale assetto di governance delle Autorità di sistema portuale.

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Tags: Porti
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