Dal Piano Mattei al corridoio IMEC, fino alla riforma del sistema portuale e all’accordo con PSA per Genova-Prà
ROMA – “In un momento particolare, negli ultimi anni abbiamo assistito a una rapida evoluzione di cambiamenti geopolitica a livello internazionale che ha messo in discussione la capacità del nostro sistema logistico di essere resiliente e flessibili ai mutamenti, siano essi politici siano essi climatici. Oggi bisogna ripensare a un modello di logistica nazionale che includa il sistema dell’autorità portuale ma anche i retroporti, collegamenti ferroviari, quelli aeroportuali, quelli stradali e quelli marittimi. È evidente che in questo momento la centralità del nostro paese nel Mediterraneo, aiutata anche da una forte presenza del governo italiano su tutti gli scenari globali, dimostra ancora una volta la capacità del nostro paese di poter diventare interlocutore con varie realtà in via di sviluppo. In uno scenario in rapida evoluzione il nostro paese deve non solo continuare a investire sui mercati tradizionali ma anche aprirsi a nuovi mercati”. Questo l’incipit del videomessaggio inviato dal vice ministro a Infrastrutture e trasporti Edoardo Rixi, impossibilitato ad intervenire fisicamente all’assemblea romana di Confetra nelle ore scorse visto il contemporaneo impegno in missione istituzionale a Singapore.

“In questo contesto s’inquadrano iniziative come la nascita del piano Mattei per uno sguardo rivolto verso l’Africa ma anche il corridoio IMEC sull’India, o nuovi rapporti più solidi con realtà quali Singapore e il Sud America – continua Rixi – È evidente che in questo momento c’è una forte attenzione nei confronti del nostro Paese ma soprattutto la volontà dell’Italia di rimettere in moto il proprio sistema dei trasporti marittimi, per vederlo centrale nella logistica europea. Per questo, l’Italia è stata determinante nell’ultima assemblea dell’IMO, il più votato insieme alla Cina ma ha anche dimostrato una certa voglia di cambiare alcuni meccanismi a livello europeo. Prima di tutto la marginalizzazione che ha fatto l’Europa fino ad oggi delle realtà mediterranee. L’ETS in primis, che è una tassa che rischia di paralizzare e di compromettere l’aumento dei nostri traffici isolando il continente europeo, in prevalenza il bacino del Mediterraneo, dagli altri continenti di un contesto globale. Il Mediterraneo, un mare che ha circa il 23% del commercio globale e che arriverà presto al 28% con l’apertura di nuovi mercati, rivolto in particolare all’Africa dove il nostro Paese sta cercando di portare a casa nuove quote di mercato sui paesi emergenti”.
È evidente che la riforma del sistema portuale nazionale, “ideata per creare un’ offerta unica nazionale, digitalizzare i processi, creare un sistema interconnessione tra porti, interporti e nodi modali – tiene a sottolinea il viceministro – è determinante per l’offerta che possa garantire un’ omogeneità a livello nazionale della qualità dei servizi, ma anche una capacità di proiezione della nostra logistica sui nuovi mercati esteri”.
Di qui una voglia di condividere con gli operatori del settore “delle linee di sviluppo nei prossimi anni che si articoleranno non solo con la discussione della proposta di legge di modifica parlamentare nei prossimi mesi alla Camera dei Deputati, ma anche con la realizzazione di seminari ad hoc e di momenti di confronto col governo al fine di individuare obiettivi comuni su cui rilanciare il nostro sistema logistico e farlo diventare il secondo pilastro a livello europeo. È evidente che quello che vogliamo fare è aiutare i nostri operatori a accettare le sfide della logistica internazionale, di vincere per rilanciare il nostro settore e portare a casa nuove quote di mercato”.
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