Rixi: “Riforma porti non ‘di governo’ ma dell’intero Paese”

Il viceministro MIT auspica che si arrivi a parlare concretamente di Porti d’Italia in Consiglio dei ministri già “prima di Natale”

ROMA – Modernizzare il sistema logistico italiano per renderlo “più resiliente, più dinamico e finalmente competitivo sul piano internazionale”. È questa, secondo Edoardo Rixi, la direttrice centrale della riforma del settore portuale su cui il governo sta lavorando. Intervenendo a margine di un confronto pubblico sulla blue economy, il viceministro a Infrastrutture e Trasporti ha richiamato la necessità di superare frammentazioni e particolarismi che da anni rallentano lo sviluppo dei porti italiani. “Abbiamo bisogno della collaborazione di tutti — ha affermato — non per togliere autonomia ai territori, ma per far capire che facciamo parte della stessa squadra. Qui è in gioco la capacità del Paese di restare competitivo e di generare ricchezza per le future generazioni”.

porti d'italia spa

Armonizzare servizi e regole per un sistema più credibile all’estero

Rixi ha ricordato come l’attuale assetto, con 40 porti di interesse nazionale, 16 Autorità di Sistema portuale e profonde differenze nei piani regolatori e nei servizi essenziali, risulti difficilmente comprensibile agli interlocutori internazionali: “Quando vado in India — ha spiegato — è già complicato far percepire l’Europa. Figuriamoci spiegare perché lo sdoganamento funziona in modo diverso a Trieste, a Bari o a Livorno. Abbiamo bisogno di armonizzare una serie di servizi e creare una piattaforma digitale nazionale, di cui parliamo da dieci anni ma che è rimasta ferma per resistenze locali”. Per il viceministro, non si tratta di centralizzare il governo dei porti, bensì di evitare che gli scali nazionali “si facciano concorrenza per sottrarsi traffico” invece di allearsi per conquistare nuovi mercati globali.

Una riforma “non di governo”, ma del Paese

Rixi auspica che la riforma possa arrivare in Consiglio dei ministri “prima di Natale”, per poi avviare un confronto parlamentare ampio. L’obiettivo è

porti

costruire un testo condiviso: “Voglio una riforma che non sia di un governo, ma del Paese. Che tenga insieme tutti gli stakeholder, senza prove di forza politiche”. Il viceministro ha anche difeso le recenti nomine dei presidenti delle Autorità portuali, dopo settimane di polemiche: “I giudizi si danno alla fine del percorso, non all’inizio. La legge prevede che le scelte siano condivise tra ministero e Regioni. Abbiamo indicato persone in grado di fare sintesi degli interessi generali”.

 

Lavoro portuale: verso un nuovo patto generazionale

Sul fronte del lavoro portuale, Rixi non è entrato nel merito della recente sentenza veneziana sulle indennità ferie — “le sentenze si applicano, non si commentano” — ma ha ribadito la necessità di affrontare il tema in una prospettiva più ampia: “Dobbiamo preservare il know-how del lavoro portuale e accompagnare il settore verso un ricambio generazionale, tra innovazione tecnologica e tutela delle categorie più usuranti”.lavoratori autoproduzioni Ha inoltre ricordato la necessità di dare finalmente piena operatività al fondo per il lavoro portuale, oggi bloccato da difficoltà applicative.

 


Questo estratto sopra rappresenta solo un’anticipazione dell’intervento, più esteso e in forma integrale, che i nostri lettori potranno scoprire nella prossima rivista di fine anno: una pubblicazione con tanti spunti di riflessione a firma dei principali protagonisti, operatori e studiosi del mondo della portualità, della logistica e dell’economia nazionale, che sarà pubblicata come di consueto, a breve, nel mese di Dicembre.

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Tags: Porti

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