Monitoraggio dello stato di salute dei porti per rispondere ai cambiamenti veloci del mercato
VERONA – Il viceministro ai trasporti Edoardo Rixi arriva a LetExpo e fa il punto allo stand di Ram della Piattaforma logistica nazionale, “un ottimo lavoro che permette di armonizzare un sistema che era frammentato” dice.
In un momento in cui è sempre più chiara l’importanza della connettività marittima e della catena logistica, avere uno strumento che semplifichi i processi diventa essenziale.
“La parte marittima sostiene quella economica e la piattaforma permette un cambiamento che non riguarda solo il passaggio dalla carta al digitale, ma anche di mentalità”.
In un sistema continuamente sotto stress è importante fare squadra e mettere insieme le best practices che permettono una migliore sicurezza dei nodi logistici come i porti e che sostengono gli operatori del settore.
“Quello che sembrava stabile ieri, oggi non lo è più -aggiunge Rixi- ed è necessario rispondere velocemente ai cambiamenti, intercettando in anticipo gli avvenimenti cercando, se necessario, nuovi mercati di sbocco”.
Tutto questo per giocare un ruolo fondamentale a livello europeo fuori e dentro i porti.
“Oggi il 70% dell’import e export passa dai valichi e va via terra, ma è evidente che le vie marittime sono più gestibili e adattabili”.
Per questa ragione il viceministro chiede ancora più attenzione agli investimenti per il mare perchè l’Italia possa diventare un punto di riferimento nel Mediterraneo.
Ets e riforma dei porti
Com
e poi ribadito dal palco di Casa Alis nel dialogo con Nunzia de Girolamo, il viceministro sottolinea che in questo senso è necessario rinunciare al sistema Ets e guardare a nuovi mercati con regole omogenee.
“E’ uno dei tre pilastri della nuova riforma: in ottica di attrazione di investimenti, soprattutto esteri, nei nostri porti, non possiamo presentare un Paese dove ogni scalo ha regole diverse per operare”.
Come ha più volte detto pubblicamente, la nuova riforma punta a una regia centrale capace di uniformare la qualità dei servizi e allo stesso tempo permettere una visione pluriennale degli investimenti: “Oggi le richieste arrivano da Settembre a Novembre a finanziaria chiusa, spesso così non si possono accogliere tutte le richieste dai porti”.
Una visione più lunga permetterebbe una migliore programmazione nel bilancio delle risorse necessarie.
“Questa cosa è evidente nelle opere legate ai porti: le due più grandi in corso, la diga di Genova e la Darsena Europa di Livorno richiedono investimenti che si collocano poco sopra il miliardo di euro”.
Se si guarda al settore ferroviario, dove appunto la gestione è pluriennale, gli investimenti che superano diversi miliardi riguardano un numero maggiore di opere.
Ultimo richiamo a una riforma, che, dice, può essere ancora migliorata, è la possibilità di un monitoraggio continuo dello stato di salute del sistema portuale: “Considerato che il mercato non è stabile, questo aiuterebbe a gestirlo”.
Alla base c’è quindi la revisione di un sistema che riguarda tutta la catena logistica italiana che abbia la capacità di riadattarsi alle veloci modifiche delle logiche di mercato.
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