Rossi (Assarmatori): “La riforma può correggere la frammentazione”

Dal lavoro alla riforma, passando per il caso Livorno e Porti d’Italia Spa: il segretario generale di Assarmatori rompe gli indugi e chiede una governance finalmente coerente

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ROMA  – L’Assemblea Pubblica di Uniport 2025 ha offerto un punto di osservazione privilegiato sul posizionamento del cluster marittimo rispetto alla riforma dei porti. Tra gli interventi più attesi, quello del segretario generale di Assarmatori, Alberto Rossi, che al Messaggero Marittimo affida una lettura franca, capace di andare oltre le formule diplomatiche e di toccare i nodi veri della portualità italiana: il lavoro, la frammentazione della governance e la necessità – questa volta non eludibile – di una regia nazionale.

Rossi apre con un apprezzamento per l’intervento del presidente Uniport Pasquale Legora De Feo, definito come “un discorso lucido, ben costruito, un elenco di questioni urgenti da affrontare senza ulteriori rinvii”. Ma il segretario generale non si sottrae ai temi più complessi. Il primo riguarda il versante del lavoro e le ricadute della recente sentenza della Cassazione sul caso veneziano, che inevitabilmente influenzerà il quadro contrattuale e i rapporti tra parte datoriale e imprese. Una variabile destinata a pesare sugli equilibri del settore nei prossimi mesi.

Il secondo nodo è la riforma. Rossi scuote la testa: come giurista ha studiato il testo, ma Assarmatori non ha ancora formalizzato una posizione definitiva. Il motivo non è prudenza, ma consapevolezza del fatto che la portata della riforma – nei suoi molteplici snodi – non è ancora pienamente percepita dal sistema armatoriale. I tempi stretti di cui si parla preoccupano, ma l’associazione ribadisce di essere pronta al confronto sia con il governo sia con il Parlamento.

Il tema che gli armatori osservano con maggiore interesse, e con un certo sollievo, è quello del coordinamento nazionale. Rossi denuncia un problema che per trent’anni è rimasto irrisolto: Autorità di Sistema Portuale che agiscono da isole a sé stanti, pianificando infrastrutture e investimenti in autonomia, senza dialogo e senza una valutazione comparata degli impatti sul sistema-Paese. “Lo diciamo da sempre”, ribadisce. “Finalmente qualcuno ha preso carta e penna”.

La parte più incisiva dell’intervista riguarda però Livorno e il progetto della Darsena Europa. Rossi non nasconde scetticismo sulla programmazione delle opere: investimenti a mare avviati senza che esistano i fondi per la parte ferroviaria, ritardi accumulati e un risultato definito “deludente” nella gestione dell’AdSp fino a ieri. L’auspicio è che la nuova presidenza affronti il dossier con maggior pragmatismo, evitando che Livorno resti schiacciata tra i poli liguri e un Mediterraneo in continua trasformazione.

Rossi considera comunque la Darsena Europa un’opera strategica, ma solleva la questione più ampia: esiste davvero una regia nazionale che ha definito la necessità di quell’opera? E se sì, con quale visione rispetto ai porti vicini, da Civitavecchia alla Liguria? Alcuni armatori stanno valutando l’ipotesi di una concessione, ma serve un quadro chiaro e una progettazione trasparente.

Quando la conversazione si sposta su Porti d’Italia Spa, Rossi sorprende per tono e prospettiva. Mentre molti temono un trasferimento di prerogative dalle AdSp al nuovo soggetto, lui capovolge lo schema: non un rischio, ma un’opportunità. La futura società di capitali potrebbe – secondo il segretario generale – fare ciò che le AdSp non sono riuscite a fare per limiti strutturali: andare sul mercato a reperire risorse, sostenere opere strategiche con piani economico-finanziari solidi e superare quella logica del “cemento prima, traffici poi” che ha caratterizzato molti progetti del passato.

Rossi vede con favore la possibilità che alcune funzioni vengano avocate a Roma, soprattutto quelle che riguardano la pianificazione infrastrutturale, i collegamenti interportuali e l’equilibrio strategico tra i diversi scali. Le AdSp, sostiene, non dispongono di risorse sufficienti per realizzare da sole interventi di scala nazionale. Porti d’Italia Spa, se ben costruita, potrebbe allineare investimenti, evitare sovrapposizioni e finalmente spezzare un paradigma trentennale di solitudine operativa.

Il segretario generale chiude con l’ottimismo tipico della cultura marittima: “Andiamo per mare. E per forza dobbiamo essere ottimisti”. Una chiosa che, nella sua semplicità, restituisce la misura di un settore che vive di rischio, visione e pragmatismo, e che oggi guarda alla riforma come a un’occasione per rifondare davvero il sistema portuale italiano.

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Tags: Porti, Shipping

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