Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia si fermano 11 e 12/9. I sindacati contestano il mancato stanziamento dei contributi destinati alla Compagnia Portuale
SALERNO – Si annunciano 48 ore di stop nei porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia. Per venerdì 11 e sabato 12 settembre Cgil, Cisl e Uil Trasporti hanno proclamato uno sciopero che coinvolgerà i lavoratori delle imprese portuali, delle compagnie, dei terminalisti, delle stazioni marittime e dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Tirreno Centrale. Come riporta la stampa locale, al centro della protesta c’è la Compagnia Portuale Flavio Gioia di Salerno e, in particolare, il mancato riconoscimento per il 2025 e il 2026 dei contributi previsti dal cosiddetto Decreto Rilancio del 2020. La misura, introdotta durante l’emergenza Covid e successivamente prorogata anche alla luce delle crisi geopolitiche, consente alle AdSp di sostenere le compagnie portuali che registrano una riduzione dei turni di lavoro rispetto ai livelli del 2019.
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Secondo le organizzazioni sindacali, l’Autorità portuale avrebbe dovuto prevedere in bilancio le risorse necessarie per sostenere la Flavio Gioia, considerando la diminuzione dei turni e le difficoltà determinate dal contesto internazionale. Una scelta che Cgil, Cisl e Uil giudicano particolarmente grave e che ha portato alla proclamazione dello sciopero nei tre principali scali campani. La vertenza, tuttavia, non riguarda soltanto la disponibilità immediata delle risorse, ma investe più in generale il futuro dell’organizzazione del lavoro portuale a Salerno.

Il presidente dell’AdSp partenopea, Eliseo Cuccaro, offre una lettura diversa della situazione. Secondo il vertice dell’Autorità, mentre il porto di Salerno continua a registrare una crescita dei traffici, i turni della Compagnia Portuale Flavio Gioia sono in diminuzione. Un andamento che, secondo Cuccaro, evidenzierebbe un cambiamento strutturale nella domanda e nelle modalità di utilizzo del lavoro portuale. L’AdSp richiama quindi alla prudenza nell’impiego delle risorse pubbliche, soprattutto alla luce di una scadenza ormai prossima: la licenza della Flavio Gioia terminerà infatti tra meno di un anno e il servizio dovrà essere nuovamente messo a gara, con la possibilità di ridefinire l’organizzazione sulla base delle mutate esigenze dello scalo. Cuccaro pone inoltre l’accento sulle dimensioni degli organici: la compagnia salernitana conta oggi più del doppio dei lavoratori rispetto a quella di Napoli, nonostante lo scalo partenopeo movimentI volumi decisamente superiori.
Per il presidente dell’AdSp, la priorità deve essere la salvaguardia dell’occupazione nel medio periodo, individuando strumenti sostenibili e valutando anche un eventuale coinvolgimento della Regione Campania. Intanto, alla mobilitazione è arrivata la solidarietà di rappresentanze sindacali di altre regioni. La vertenza salernitana potrebbe quindi assumere una dimensione più ampia e riaprire il confronto sul ruolo delle Autorità di sistema portuale nell’utilizzo delle risorse pubbliche a sostegno del lavoro. Una questione che diventa ancora più delicata in una fase nella quale gli operatori privati hanno margini sempre più ridotti per assorbire costi aggiuntivi e mantenere livelli occupazionali non sempre proporzionati ai volumi effettivamente movimentati. Lo sciopero dei porti campani rischia così di essere non soltanto una protesta sulla Flavio Gioia, ma il punto di partenza per una discussione più generale sul futuro del lavoro portuale.
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