Il presidente Fanichet a Roma
ROMA – Le ferrovie francesi tornano a Roma e ribadiscono le loro ambizioni per l’alta velocità italiana. A cinque mesi dalla precedente missione, Christophe Fanichet, presidente e direttore generale di SNCF Voyageurs, ha incontrato il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Edoardo Rixi, prima di un colloquio a Palazzo Chigi. Obiettivo: accelerare il percorso di ingresso del TGV a due piani sulle linee italiane. “Vogliamo partire nel 2027”, ha dichiarato Fanichet a La Repubblica, chiedendo al governo un quadro regolatorio stabile entro l’inizio del 2026. “Siamo disponibili a un avvio graduale, ma servono regole certe per 15 anni. Gli impegni del Gruppo FS davanti all’Antitrust non sono sufficienti”.

Al centro delle richieste francesi c’è l’Accordo quadro con Rete Ferroviaria Italiana, indispensabile – spiega Fanichet – per pianificare slot orari, manutenzioni e investimenti. Non basta, insomma, l’indagine dell’Antitrust aperta a Marzo 2025 né gli impegni presentati finora da RFI. SNCF punta su un piano industriale di lungo periodo, necessario per giustificare i costi dei 15 nuovi TGV a due piani acquistati per il mercato italiano. Treni “belli e capienti”, sottolinea Fanichet, con oltre 660 posti, il 40% in più rispetto ai convogli attuali in circolazione in Italia. L’obiettivo è collegare Torino e Napoli con 9 coppie di treni e Torino e Venezia con 5 coppie. Anche in caso di avvio graduale, SNCF ritiene necessario partire almeno con i due terzi dell’offerta per garantire una presenza riconoscibile sul mercato.
Sul fronte economico, Fanichet conferma di aver prospettato al governo tariffe inferiori del 20% rispetto ai prezzi attuali, con effetti positivi sull’accessibilità del servizio.Secondo uno studio citato da Fanichet e realizzato dalla Bocconi, l’ingresso di un terzo player nell’alta velocità italiana potrebbe generare tra 7 e 10 milioni di nuovi passeggeri e un impatto economico complessivo di circa 480 milioni di euro.
Test in corso, prospettive e investimenti
Un TGV è già in Italia e sta effettuando prove sul circuito di Bologna San Donato. L’omologazione sulla rete nazionale è attesa tra Settembre e Ottobre 2026. Quanto alla competizione, Fanichet evita confronti diretti con Trenitalia e Italo, ma osserva che eventuali nuovi treni a due piani richiederebbero “almeno dieci anni di attesa”.
Sul progetto di conferire la rete AV in una newco, Fanichet si dice fiducioso: “La presenza di tre operatori aumenterebbe il valore dell’infrastruttura. E noi pagheremo un canone, contribuendo anche alla sua manutenzione”. Per SNCF, dunque, l’Italia rappresenta un mercato strategico. “Il nostro primo obiettivo – conclude Fanichet – è offrire ai viaggiatori italiani una terza opportunità. Siamo pronti a partire: ora servono le condizioni per farlo”.
Condividi l’articolo
Articoli correlati
Potrebbe interessarti
Italia e Mongolia firmano l’accordo sul trasporto stradale internazionale delle merci
Autostrade, dal 2026 arrivano i rimborsi per i disagi
Fi-Pi-Li, la resa dei conti della mobilità toscana
Il presidente Alis: “Garantiamo il presente e costruiamo il futuro”
Consorzio ZAI, Verona accelera sull’e-mobility
Iscriviti alla newsletter
Resta aggiornato su tutte le notizie dal mondo del trasporto e della logistica
















































