Enti locali e Autorità portuali chiamati a coprire gli extra costi: a rischio i nuovi investimenti infrastrutturali
ROMA – Dal 1° Gennaio 2026 è stato azzerato il fondo nazionale che compensava l’aumento dei prezzi delle materie prime per le opere pubbliche, trasferendo l’intero onere sui bilanci delle stazioni appaltanti. La misura, introdotta con la Legge di bilancio, interviene in una fase particolarmente critica per il settore, caratterizzata da forti tensioni geopolitiche e da un aumento generalizzato dei costi logistici. A pesare è anche il contesto internazionale: le instabilità in Medio Oriente e l’allungamento delle rotte marittime hanno spinto verso l’alto i costi di trasporto delle rinfuse. Ne deriva un rincaro significativo per materiali essenziali come ferro, calcestruzzo e inerti.

L’impatto è trasversale a tutto il sistema pubblico e coinvolge numerosi progetti strategici per la mobilità e la logistica del Paese. Interventi già avviati e considerati prioritari, come la Diga foranea di Genova, la Darsena Europa o l’hub passeggeri di Ravenna, difficilmente subiranno uno stop, ma il loro completamento rischia di assorbire risorse inizialmente destinate a nuove opere. La conseguenza più immediata è infatti una riallocazione dei fondi: per sostenere i cantieri in corso, gli enti pubblici stanno attingendo a capitoli di spesa previsti per futuri investimenti, con il concreto rischio di rinvii o cancellazioni di progetti non ancora avviati.
Nel porto della Spezia, in particolare, l’aumento dei costi sta già incidendo sugli appalti assegnati, con il rischio di rallentamenti operativi.
Il fondo per l’adeguamento dei prezzi era stato introdotto nel 2022 in risposta alla crisi pandemica e successivamente prorogato per fronteggiare gli effetti della guerra in Ucraina, consentendo fino al 2025 di mitigare soprattutto i rincari energetici. Oggi, però, la pressione si concentra principalmente sui materiali da costruzione, mentre il comparto energetico mostra una relativa stabilizzazione.
Di fronte a una criticità che interessa l’intero sistema infrastrutturale nazionale, cresce la richiesta di un intervento coordinato da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Senza nuove misure di sostegno, il rischio è quello di un rallentamento diffuso nei programmi di ammodernamento del Paese, con effetti diretti sulla competitività del sistema logistico e portuale italiano.
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