Per la rubrica “Scenari di rischio”, il Messaggero Marittimo incontra Maurizio Castelli, CEO di Augustas Spa Risk Services – Gavio Global Risk Solutions
LIVORNO – Con la seconda uscita di “Scenari di rischio”, l’editoriale del Messaggero Marittimo curato da Gavio Global Risk Solutions, l’attenzione si sposta su uno dei temi più decisivi e meno superficialmente affrontati del nostro tempo logistico: la resilienza della supply chain come vero fattore competitivo per shipping, portualità e filiere industriali.
Dopo anni segnati da pandemia, strozzature operative, tensioni geopolitiche, instabilità energetica e minacce cyber, il rischio non può più essere considerato una variabile laterale né un semplice adempimento di compliance. È diventato, al contrario, uno dei criteri con cui si misura la solidità reale di un’impresa, la sua capacità di reggere gli shock e di restare affidabile dentro una catena del valore sempre più interdipendente.
In questa seconda puntata, Maurizio Castelli, CEO di Augustas Spa Risk Services – Gavio Global Risk Solutions, affronta il nodo della continuità operativa lungo la filiera, mostrando come business continuity, gestione delle terze parti, cyber risk e coperture assicurative non siano più ambiti separati, ma componenti di una stessa architettura strategica.
Il punto è chiaro: nella logistica e nello shipping contemporanei, crescere non significa soltanto movimentare di più, ma saper resistere meglio.
Negli ultimi anni la gestione del rischio lungo la supply chain è uscita definitivamente dall’ambito della compliance per diventare una priorità strategica, in particolare per i settori della logistica, dello shipping e dell’industria marittima.
Le crisi che si sono susseguite dal 2020 in poi – pandemia, congestioni portuali, tensioni geopolitiche, instabilità energetica e crescita del rischio cyber – hanno reso evidente quanto la continuità operativa di un’azienda dipenda dalla solidità dell’intera filiera, non solo dai propri processi interni.
Per gli operatori della logistica e del trasporto marittimo, questo significa confrontarsi ogni giorno con rischi che si propagano rapidamente lungo la catena del valore: un fermo produttivo di un fornitore, un attacco informatico a un partner, un’interruzione in un nodo logistico critico possono avere effetti immediati su consegne, contratti e reputazione.
Se già in passato le grandi aziende industriali prestavano attenzione alla gestione del rischio dei propri fornitori, nel mondo di oggi, esposto ad una situazione di “poli-crisi” questo approccio si è ulteriormente rafforzato. In settori complessi e interconnessi come quello marittimo e logistico, la supply chain viene sempre più considerata come un sistema unico, nel quale la vulnerabilità di un singolo anello può compromettere l’intero flusso operativo.
Per questo motivo, i grandi committenti – in particolare nei comparti industriali ad alta intensità logistica, come automotive, farmaceutico, chimico ed energy – richiedono ai propri partner standard sempre più elevati in termini di business continuity, gestione delle emergenze e resilienza operativa.
Non si tratta più di verificare la presenza di procedure formali, ma di valutare la reale capacità dell’organizzazione di assorbire shock e garantire continuità dei servizi.
Questo cambiamento coinvolge in modo diretto anche le PMI che operano nella logistica, nello shipping e nei servizi a supporto delle filiere industriali. Spedizionieri, operatori portuali, fornitori di servizi tecnici e aziende manifatturiere inserite nelle catene di fornitura si trovano oggi a dover rispondere a requisiti più stringenti rispetto al passato.
Nella mia esperienza nel mondo del risk management, con una clientela composta prevalentemente da medie imprese italiane, è evidente come molte realtà abbiano inizialmente vissuto queste richieste come un vincolo imposto dall’esterno. Tuttavia, chi ha colto l’occasione per strutturare un approccio più maturo alla gestione del rischio ha ottenuto benefici concreti: maggiore affidabilità percepita dai clienti, miglior posizionamento nelle gare, rapporti più stabili lungo la filiera.
In un settore come quello marittimo-logistico, dove la continuità del servizio è un fattore critico, la capacità di dimostrare resilienza diventa un vero elemento distintivo.
Un aspetto centrale di questa evoluzione riguarda la business continuity. Oggi non è più sufficiente dichiarare di avere un piano: ciò che viene richiesto è un sistema di gestione della continuità operativa in grado di coprire eventi fisici, operativi, informatici e organizzativi.
Nel mondo della logistica e dello shipping questo significa, ad esempio:
Le aziende che hanno adottato un approccio sistemico alla business continuity hanno dimostrato una maggiore capacità di adattamento anche nei momenti di forte discontinuità, riducendo l’impatto economico e reputazionale degli eventi avversi.
Accanto ai rischi tradizionali, è emersa con forza la dimensione del cyber risk di filiera. I sistemi digitali che supportano oggi le operazioni logistiche e marittime – dalla gestione dei flussi documentali ai sistemi di tracciamento e pianificazione – rendono le aziende sempre più interdipendenti anche dal punto di vista informatico.
Un attacco a un fornitore tecnologico, a un operatore logistico o a un terminal può generare interruzioni operative significative. Per questo motivo, la gestione del rischio delle terze parti è diventata un tema centrale anche per chi opera nello shipping e nella logistica, spingendo le aziende a integrare il cyber risk all’interno delle strategie di continuità operativa.
Anche l’assicurazione ha assunto un ruolo diverso rispetto al passato. Se tradizionalmente rappresentava lo strumento principale – e spesso unico – di mitigazione del rischio, oggi si inserisce in un contesto più ampio, nel quale prevenzione, analisi e gestione strutturata dei rischi diventano elementi imprescindibili.
Nel settore logistico-marittimo, un portafoglio assicurativo costruito sulla base di una reale conoscenza dei rischi consente non solo una migliore protezione, ma anche un’ottimizzazione dei costi e una maggiore chiarezza nella gestione dei sinistri. Quando l’assicurazione viene integrata in una strategia complessiva di risk management, diventa parte di un ecosistema di protezione più efficace.
La centralità del risk management nella supply chain non è una risposta contingente alle crisi, ma una trasformazione strutturale. Per il mondo della logistica e dello shipping, la resilienza non è più un concetto teorico, ma una condizione necessaria per garantire competitività, affidabilità e continuità del servizio.
È attraverso una collaborazione più stretta e consapevole tra imprese industriali, operatori logistici, fornitori di servizi e mondo assicurativo che diventa possibile rafforzare l’intera filiera. Un approccio che, nel tempo, contribuisce non solo a ridurre i rischi, ma a rendere il sistema logistico e marittimo più solido e capace di affrontare le sfide future.
Gavio Global Risk Solutions affianca le imprese attive nella logistica, nello shipping e nelle filiere industriali complesse nella gestione dei rischi operativi e strategici.
Attraverso le competenze di Augustas Risk Services, Gavio Global Risk Solutions supporta le aziende nello sviluppo di modelli di resilienza della supply chain, integrando business continuity, gestione dei rischi delle terze parti, cyber risk e soluzioni assicurative in un approccio unico e tailor‑made.
Un modello pensato per trasformare il risk management da obbligo operativo a leva concreta di affidabilità, competitività e continuità del servizio lungo l’intera catena del valore.
Resta aggiornato su tutte le notizie dal mondo del trasporto e della logistica