Giuseppe Melucci, presidente Raccomar Federagenti Taranto, indica la via per lo scalo ionico: serve pensare in grande nella strada imprescindibile e potenzialmente fruttuosa verso la sostenibilità ecologica
TARANTO – Il porto di Taranto si trova davanti a un bivio storico. Ancorato per anni a un modello industriale che oggi mostra tutti i suoi limiti, lo scalo ionico sconta una stagnazione dei traffici, ritardi infrastrutturali e un eccesso di vincoli burocratici che ne frenano la competitività. Una situazione che rende urgente un ripensamento profondo delle strategie di sviluppo. La transizione energetica rappresenta per Taranto non soltanto un’opportunità, ma una necessità imprescindibile. Gli obiettivi fissati dall’IMO con il Net-Zero Framework richiedono investimenti rapidi e capacità di innovazione: chi saprà anticipare il cambiamento potrà conquistare nuove rotte e posizioni di leadership; chi resterà fermo, invece, rischia di essere tagliato fuori.

Per questo — sottolinea Giuseppe Melucci, presidente della sezione di Taranto di Raccomar Federagenti — non basta adeguarsi: serve pensare in grande: “L’attuale situazione del porto di Taranto riflette le difficoltà di un sistema che rischia di rimanere ancorato a modelli industriali ormai superati e penalizzato da vincoli che ne ostacolano crescita e competitività. La stagnazione dei traffici, la carenza di investimenti infrastrutturali e le sfide burocratiche hanno reso necessario ripensare profondamente il percorso di sviluppo del porto.
La transizione energetica rappresenta non solo un’opportunità, ma una necessità per Taranto: occorre un deciso cambio di rotta, capace di trasformare la decarbonizzazione da semplice adempimento normativo in una leva strategica per la rinascita e la leadership mediterranea. L’IMO Net-Zero Framework impone obiettivi stringenti e strumenti che premiano chi innova e penalizzano chi resiste al cambiamento e Taranto non può permettersi di restare indietro.
Non basta adattarsi: il cluster marittimo locale è chiamato a pensare in grande, anticipando le tendenze, investendo senza esitazioni in infrastrutture per carburanti alternativi e sistemi avanzati di gestione del carbonio. Solo scelte coraggiose e una reale volontà di cambiamento permetteranno di affrontare le criticità attuali.

Taranto deve puntare sulla formazione tecnica e sulla valorizzazione del proprio capitale umano, diventando centro di eccellenza per le nuove competenze legate al trasporto marittimo sostenibile. L’unione del cluster è fondamentale per ottenere riconoscimento europeo e internazionale, accedere alle rotte premium e intercettare investimenti strategici, superando la frammentazione che finora ne ha limitato il potenziale.
La virata verso una logistica innovativa, carbon capture, elettrificazione delle banchine e progetti pilota nel campo dei carburanti green sono tappe obbligate per uscire dall’impasse e rientrare tra i porti protagonisti della nuova economia. Solo con un marchio distintivo e la capacità di attrarre innovazione, startup e partnership, Taranto potrà costruire la sua reputazione di porto green e competitivo.
Il tempo delle rendite di posizione è finito: serve il coraggio di cambiare e di crescere. Il Mediterraneo è terra di sfide e Taranto deve essere pronta a cogliere la propria occasione storica, accettando la sfida della transizione energetica come motore di rilancio. Il futuro non aspetta: è il momento di guidare il cambiamento e non subirlo.”
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