Targhe prova per auto movimentate in porto

Si stabilizza una situazione portata avanti da diversi mesi. Nulla di fatto per il fondo pensione

targhe prova

ROMA – Trova una risposta definitiva in uno degli emendamenti del Dl Infrastrutture la questione delle cosiddette targhe prova, ovvero la normativa che disciplina le autorizzazioni relative all’utilizzo dei veicoli in fase di movimentazione in ambito portuale.

Scorrendo gli emendamenti che hanno ricevuto l’ok, si trova infatti quello che, dicono dal Mit, “mira a soddisfare le esigenze delle imprese portuali che movimentano veicoli nelle aree portuali e nelle zone di sosta provvisoria, solitamente esterne al sedime portuale”.
Il ministero aveva indicato la proroga della normativa vigente fino al 30 Giugno 2025 che avrebbe dovuto modificarsi con il passaggio delle autorizzazioni da una per ogni cinque dipendenti, anziché una per ciascun lavoratore. Una modifica che, secondo gli operatori, avrebbe avuto un impatto devastante sull’efficienza operativa e sull’occupazione.

In particolare, l’emendamento prevede una disciplina ad hoc per le autorizzazioni alla circolazione di prova, stabilendo che possa essere rilasciato un numero massimo di autorizzazioni pari al numero dei dipendenti addetti alle attività operative e dei dipendenti e soci del fornitore di lavoro portuale temporaneo di cui l’impresa portuale si avvale per la movimentazione dei veicoli.
Una norma fortemente voluta e per la quale si era battuta nei mesi scorsi anche Ancip, Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali, che ha supportato il dialogo con il Parlamento e il ministero.

“Esprimiamo somma felicità -commenta il direttore generale Gaudenzio Parenti- per l’approvazione dell’emendamento che risolve definitivamente una problematica dovuta a un corto circuito comunicativo tra Motorizzazione e Direzione dei porti del Mit. Il nostro ringraziamento va al Mit, e tutti i rappresentanti e le rappresentanti istituzionali di Camera e Senato,  alle associazioni datoriali e alle organizzazioni sindacali che si sono adoperati per arrivare a questa soluzione che mette in sicurezza il settore automotive e le imprese che si occupano della movimentazione dei veicoli”.

La specifica per il settore portuale è arrivata dopo le audizioni delle associazioni di categoria, Ancip compresa, in Commissione trasporti e dopo gli incontri avuti per ovviare alla problematica che ora definisce che il numero di autorizzazioni non possa superare quello dei dipendenti delle imprese portuali e del personale avviato all’art. 17 per il navettamento dei veicoli in imbarco e sbarco dalle car carrier.
Una norma che porta stabilità in particolare in certi porti tradizionalmente vocati a questo tipo di traffico, un esempio su tutti Livorno.

Il  fondo di accompagnamento all’esodo dei lavoratori portuali

Resta fermo invece il fronte del fondo di accompagnamento all’esodo dei lavoratori portuali, altra tematica cara ad Ancip.
Ci si aspettavano buone notizie anche in questo caso per un fondo che da tre anni viene finanziato da imprese, lavoratori portuali e Autorità portuali ma al quale ancora paradossalmente non è possibile accedere.

Il fondo rappresenta uno strumento fondamentale sia per garantire dignità ai lavoratori che per favorire il necessario turnover generazionale nelle imprese portuali. Tuttavia, le difficoltà tecniche e normative hanno finora ostacolato la sua realizzazione. Restano infatti problematiche giuridico-amministrative che non fanno concretizzare lo stesso fondo.
“Attendiamo di riunirci con le associazioni del cluster marittimo –ci dice a riguardo Parenti– e di interfacciarci con i sindacati, nell’attesa di conoscere le motivazioni che hanno portato al nulla di fatto, sempre nel massimo rispetto delle istituzioni”.

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Tags: Porti

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