Vendita o ricapitalizzazione per TISG. La Regione chiede un investitore industriale e tutela per oltre 1.500 posti nell’indotto
FIRENZE — Il futuro di The Italian Sea Group resta aperto e, almeno per altri due mesi, difficilmente arriveranno risposte definitive. Ma il primo tavolo regionale che ha riunito contemporaneamente azienda, sindacati, istituzioni, Autorità di Sistema Portuale e commissari della procedura concordataria ha permesso di mettere alcuni punti fermi nella vertenza che riguarda uno dei principali poli italiani della costruzione di grandi yacht e una filiera industriale che, nella provincia di Massa Carrara, vale oltre 1.500 posti di lavoro nell’indotto.
Il dato più rilevante emerso dall’incontro convocato dalla Regione Toscana riguarda proprio i tempi e le possibili strade per il futuro societario. TISG si trova nella prima fase della procedura concordataria, quella dell’ammissione al concordato, e l’azienda ha confermato l’esistenza di diverse manifestazioni d’interesse, alcune delle quali ancora in fase di maturazione. Nessuna soluzione, tuttavia, appare al momento definita: sul tavolo resta tanto l’ipotesi di una vendita quanto quella di una ricapitalizzazione attraverso l’ingresso di un nuovo soggetto nel capitale sociale.
A rendere più lungo il percorso dovrebbe essere la richiesta da parte della società di una proroga di 60 giorni delle misure protettive attualmente in vigore. Una scelta che, secondo quanto spiegato dal consigliere del presidente Eugenio Giani per lavoro e crisi aziendali, Valerio Fabiani, potrebbe spostare fino alla fine di ottobre il momento nel quale sarà possibile avere un quadro sufficientemente chiaro sul destino dell’azienda.
È dentro questo intervallo temporale che si giocherà una parte importante della partita. Da una parte occorrerà proteggere occupazione e continuità produttiva durante la procedura; dall’altra capire quale soggetto, e soprattutto con quale progetto industriale, potrà eventualmente accompagnare TISG fuori dall’attuale situazione.
Al tavolo hanno partecipato, oltre alla Regione e all’azienda, le organizzazioni sindacali, i commissari nominati dal Tribunale, la sindaca di Carrara Serena Arrighi e il presidente dell’AdSp del Mar Ligure Orientale Bruno Pisano. Per la prima volta tutti i soggetti coinvolti nella vertenza si sono confrontati contemporaneamente, dopo una serie di incontri separati svolti nelle settimane precedenti.
“È stata un’occasione preziosa per fare il punto della situazione e chiarire in via definitiva lo stato dell’arte”, ha spiegato Fabiani. In questa fase, ha precisato, “le scelte sono in capo all’azienda, pur sotto la sorveglianza dei commissari nominati dal Tribunale”.
Il passaggio più delicato riguarda inevitabilmente le manifestazioni d’interesse. La loro presenza conferma che attorno agli asset e alle capacità industriali di TISG esiste attenzione, ma non consente ancora di individuare quale configurazione potrà assumere il gruppo al termine della procedura.
“Non abbiamo ancora piena contezza di ciò che sarà in futuro”, ha ammesso Fabiani. La società, ha riferito il consigliere regionale, “ha confermato che ci sono in gioco molte manifestazioni d’interesse che in parte stanno ancora maturando” e si riserva di valutare sia i soggetti e le relative proposte sia la modalità dell’operazione: cessione dell’azienda oppure ricapitalizzazione.
È proprio su questo terreno che la Regione ha fissato le proprie condizioni politiche e industriali. La prima riguarda la salvaguardia dei livelli occupazionali, non soltanto quelli direttamente riconducibili a TISG ma quelli di una filiera che sul territorio supera i 1.500 addetti. La seconda è la conservazione dell’unitarietà del complesso aziendale. La terza riguarda la natura dell’eventuale investitore.
La richiesta avanzata da Firenze è quella di arrivare a un “soggetto industriale credibile”, evitando che il futuro del cantiere venga affidato a un’operazione di carattere esclusivamente finanziario.
Non è una distinzione secondaria. The Italian Sea Group opera in un comparto nel quale valore degli asset, portafoglio ordini, capacità progettuale, manodopera specializzata e rete dei fornitori sono strettamente intrecciati. Separare la gestione della crisi finanziaria dalla prospettiva industriale significherebbe quindi rischiare di indebolire proprio quel patrimonio produttivo che rende il cantiere appetibile sul mercato.
Prima ancora di conoscere l’esito della procedura, però, occorre governare i prossimi mesi. Per questo la Regione ha chiesto alle parti di avviare già nelle prossime ore il confronto sulla possibilità di utilizzare un ammortizzatore sociale, con l’obiettivo di proteggere il personale da eventuali effetti negativi durante la fase transitoria.
La questione occupazionale si lega direttamente anche alla disponibilità delle aree sulle quali opera il cantiere di Marina di Carrara. Durante l’incontro è infatti tornata al centro la concessione prevista fino al 2072, alla quale risultano collegati impegni precisi: il mantenimento dei livelli occupazionali e un investimento nell’ordine dei 10 milioni di euro.
È un elemento che attribuisce alla vicenda una dimensione che supera quella strettamente societaria. Il futuro di TISG riguarda un grande operatore della nautica di lusso, ma interessa contemporaneamente lavoro, demanio portuale, investimenti e continuità di una filiera produttiva radicata nel territorio apuano. È anche per questa ragione che al tavolo siede l’Autorità di Sistema Portuale.
La Regione parla apertamente della necessità di una “discontinuità”, ma la lega alla conservazione dell’attività industriale. Il punto diventa quindi capire quale discontinuità possa essere costruita senza disperdere competenze, occupazione e capacità produttiva.
Il calendario adesso offre due date. La prima è il 4 settembre, quando il tavolo regionale tornerà a riunire tutte le parti per verificare l’evoluzione della procedura e delle manifestazioni d’interesse. La seconda è la fine di ottobre, orizzonte indicato dalla possibile proroga delle misure protettive.
In mezzo ci sono settimane nelle quali dovranno maturare le proposte e prendere forma le alternative. Per TISG la questione non sarà soltanto trovare nuovi capitali, ma stabilire chi sarà disposto a investire nel cantiere e con quale progetto industriale. Ed è su questa risposta, più ancora che sull’architettura finanziaria dell’operazione, che si misurerà il futuro di uno dei poli più rilevanti della grande nautica italiana.
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