Servono regole chiare per portare la tecnologia sul mercato. A Posidonia 2026 armatori, regolatori e industria nucleare discutono il futuro della propulsione atomica commerciale
ATENE – La propulsione nucleare torna al centro del dibattito marittimo internazionale. In occasione di Posidonia 2026, Lloyd’s Register ha riunito ad Atene i principali rappresentanti del settore marittimo, dell’industria nucleare e degli organismi regolatori per discutere i passi necessari a rendere concretamente applicabile il nucleare nel trasporto commerciale. L’incontro, ospitato presso l’Athens Olympic Museum, ha coinvolto circa venti rappresentanti di armatori, autorità di regolamentazione, sviluppatori di reattori e associazioni di settore. Obiettivo del confronto è stato quello di superare la fase teorica e affrontare le questioni pratiche che potrebbero consentire l’impiego sicuro e sostenibile della propulsione nucleare nelle flotte mercantili. L’interesse verso questa tecnologia è in costante crescita, alimentato dalla ricerca di soluzioni a zero emissioni capaci di garantire autonomia operativa e continuità energetica superiori rispetto ad altre alternative oggi disponibili sul mercato.
Ad aprire i lavori è stato Panos Mitrou, mentre tra gli interventi di rilievo figurano quelli di Karine Herviou, vice direttrice generale della International Atomic Energy Agency, e un videomessaggio del direttore generale dell’Agenzia, Rafael Mariano Grossi.
La tavola rotonda, moderata da Mark Tipping, ha affrontato diversi temi chiave: dall’evoluzione del quadro normativo internazionale alla sostenibilità economica dei progetti nucleari, fino al confronto con altri combustibili alternativi a basse o zero emissioni. Uno degli aspetti emersi con maggiore forza riguarda la mancanza di una cornice regolatoria internazionale specificamente dedicata all’impiego civile del nucleare in mare. Secondo i partecipanti, la definizione di regole armonizzate dovrà procedere parallelamente allo sviluppo tecnologico, evitando che l’assenza di standard condivisi rallenti l’innovazione.

Particolare attenzione è stata dedicata anche agli aspetti economici. I partecipanti hanno analizzato i costi iniziali elevati richiesti dalle tecnologie nucleari, i possibili modelli di investimento e le implicazioni per la progettazione delle navi, le operazioni di bordo e le infrastrutture portuali. Pur riconoscendo le difficoltà legate all’adozione della tecnologia, è emerso il convincimento che i primi operatori potrebbero beneficiare di un vantaggio competitivo significativo una volta raggiunta la maturità industriale delle soluzioni disponibili.
Al centro della discussione anche il progetto ATLAS (Atomic Technologies Licensed for Applications at Sea), iniziativa finalizzata alla definizione di un quadro normativo e operativo per l’impiego sicuro delle tecnologie nucleari civili in ambito marittimo. Il programma mira a individuare standard condivisi e procedure armonizzate tra i diversi Paesi, affrontando temi legati alla sicurezza, alle autorizzazioni e alla certificazione delle nuove applicazioni.
Karine Herviou ha sottolineato come la prevedibilità normativa rappresenti uno degli elementi fondamentali per consentire lo sviluppo del settore, evidenziando il ruolo di ATLAS nella costruzione del consenso internazionale necessario a uniformare i requisiti regolatori. Per Nick Brown, il confronto ha evidenziato l’urgenza di accelerare il lavoro normativo, soprattutto alla luce dell’imminente entrata in funzione dei primi reattori modulari di piccola taglia (SMR), destinati a rappresentare una delle tecnologie più promettenti per il futuro della navigazione a emissioni zero.
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