Il Rapporto Fermerci evidenzia le fragilità del sistema e le condizioni per una ripresa
ROMA – Il trasporto merci su rotaia in Italia continua a muoversi in un quadro complesso, segnato da criticità strutturali di lungo periodo e da shock esogeni che hanno inciso profondamente sui volumi. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto Annuale Fermerci, che fotografa un 2024 in flessione rispetto all’anno precedente, pur lasciando intravedere alcuni segnali di possibile recupero nel medio termine, grazie a interventi regolatori e agli investimenti infrastrutturali in corso.
I dati RFI sui treni per km percorsi sulla rete ferroviaria nazionale mostrano una dinamica ormai consolidata. Dopo il picco del 2007, con circa 65 milioni di treni per km, il traffico merci ferroviario ha subito una brusca contrazione a seguito della crisi economico-finanziaria e del crollo della produzione industriale del 2009–2010. Negli anni successivi si è registrata una fase di stabilizzazione, seguita da una risalita culminata nel 2019 con 48,7 milioni di treni per km, prima di una nuova fase discendente. Pandemia, crisi energetica, interruzioni prolungate dei valichi alpini e modifiche ai sistemi tariffari hanno ulteriormente stressato il comparto, determinando una nuova flessione dei volumi tra il 2024 e il 2025.

Il confronto mensile tra 2024 e 2025 evidenzia una riduzione complessiva del 3,5% dei treni per km percorsi sulla rete nazionale, con un totale che passa da 51,17 milioni di km nel 2024 a 49,37 milioni nel 2025. Il calo è diffuso su gran parte dei mesi, con punte negative particolarmente accentuate in giugno, ottobre e novembre, a conferma di una domanda ancora fragile e fortemente condizionata dal contesto economico e infrastrutturale .
Un elemento rilevante, sottolineato da Fermerci, è che alla diminuzione dei treni per km corrisponde una sostanziale tenuta delle tonnellate per km trasportate, segnale di una maggiore saturazione dei convogli e di un tentativo degli operatori di ottimizzare l’offerta in un contesto di riduzione dei servizi.

Analoga tendenza si registra per i treni merci con origine o destinazione nei porti italiani. Nel 2024 il traffico ferroviario portuale mostra lievi flessioni rispetto al 2023, mentre nel 2025 la diminuzione risulta più marcata in diversi scali. Nel confronto tra porti, La Spezia si conferma lo scalo con il maggior numero di treni merci movimentati nel 2024, superando Genova Voltri, a testimonianza del ruolo strategico del sistema portuale ligure nei collegamenti intermodali ferroviari .
Nonostante il quadro critico, il settore guarda al futuro con cauto ottimismo. Tra le leve individuate per il rilancio figurano l’anticipo del nuovo sistema tariffario, pensato per riconoscere la ridotta ability to pay delle imprese ferroviarie merci, e il proseguimento degli investimenti infrastrutturali sulla rete, in particolare sui corridoi internazionali e sui nodi logistici.
Sul medio-lungo periodo resta centrale l’obiettivo europeo di incrementare significativamente la quota modale del ferro, con un potenziale aumento stimato fino al +65% delle tonnellate*km entro il 2030 rispetto ai livelli attuali. Un traguardo ambizioso, che richiederà continuità nelle politiche di sostegno, maggiore affidabilità dell’infrastruttura e un’effettiva integrazione tra porti, interporti e rete ferroviaria.
Il Rapporto Fermerci restituisce quindi l’immagine di un comparto ancora in sofferenza, ma non privo di margini di rilancio, a condizione che le riforme annunciate si traducano rapidamente in misure operative capaci di sostenere la competitività del trasporto merci su rotaia.
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