Ma restano incognite sull’ipotesi tassa di transito
HORMUZ – Il Medio Oriente prova a tirare il fiato, sospeso però su un equilibrio estremamente precario. A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum lanciato da Donald Trump, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco della durata di due settimane. Una tregua che appare più tattica che strutturale, ma che ha già prodotto effetti immediati sui mercati energetici e finanziari. L’intesa ha infatti portato a un rapido calo dei prezzi del petrolio, dopo settimane di forte volatilità legata al conflitto e al blocco dei traffici nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio globale di greggio e gas. Proprio la riapertura temporanea dello stretto rappresenta il fulcro dell’accordo: Teheran ha garantito il ripristino della navigazione, sotto controllo militare, per i prossimi quattordici giorni.
L’accordo tra Washington e Teheran è arrivato poco prima della scadenza fissata da Trump, che aveva minacciato attacchi su larga scala contro il settore energetico iraniano in caso di mancata riapertura dello stretto. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato la ripresa del traffico marittimo, pur ribadendo il controllo iraniano sull’area.
Restano tuttavia nodi cruciali. Tra le ipotesi emerse vi è anche l’introduzione di una tassa sul transito delle navi, che trasformerebbe la riapertura in uno strumento di pressione economica permanente, con ricadute dirette sui costi per armatori e operatori logistici. Per la logistica internazionale, la riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta una boccata d’ossigeno: le rotte tra Golfo, Europa e Asia possono tornare operative e i noli iniziano a stabilizzarsi. Tuttavia, secondo gli analisti, si tratta di un miglioramento solo temporaneo. In assenza di un accordo duraturo e di garanzie condivise sulla sicurezza delle rotte, il rischio di nuove interruzioni resta elevato.

Emergono infatti già in queste ore nuove possibili misure destinate a incidere direttamente sui flussi marittimi globali. Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Tasnim e rilanciato da CNN, Teheran e l’Oman starebbero valutando l’introduzione di tariffe di transito per le navi in attraversamento dello Stretto di Hormuz durante le due settimane di cessate il fuoco. Le risorse raccolte verrebbero destinate, secondo le stesse fonti, a programmi di ricostruzione legati ai danni del conflitto. Una misura che, se confermata, trasformerebbe temporaneamente uno dei principali choke point energetici mondiali in una leva fiscale e politica, con impatti immediati sui costi operativi del trasporto marittimo.
Il contesto resta però altamente incerto. Dall’inizio delle ostilità, lo stretto è stato di fatto quasi paralizzato: i dati di tracciamento marittimo indicano che solo una quota residuale – circa il 5% dei volumi pre-bellici – è riuscita a transitare. Alcuni traffici selezionati sono comunque proseguiti grazie ad accordi bilaterali: Paesi come Pakistan e India avrebbero negoziato con Teheran corridoi sicuri per le proprie navi battenti bandiera nazionale. Parallelamente, indiscrezioni indicano che l’Iran avrebbe già richiesto fino a 2 milioni di dollari per singola nave come condizione per l’attraversamento dello stretto, anche se non è chiaro se tali somme siano state effettivamente corrisposte dagli operatori.
Sul piano diplomatico, resta da chiarire la posizione dell’Oman, chiamato in causa nel progetto ma non ancora ufficialmente intervenuto. Intanto, per armatori e operatori logistici, l’eventuale introduzione di un pedaggio rappresenterebbe un ulteriore fattore di rischio in un contesto già segnato da volatilità elevata, con possibili ripercussioni su noli, assicurazioni e catene di approvvigionamento globali.
In questo scenario, lo Stretto di Hormuz continua a essere un elemento altamente strategico e vulnerabile: non più un semplice corridoio energetico, ma una leva geopolitica che può essere riattivata in qualsiasi momento, con effetti immediati sull’economia globale.
Crisi energetica globale: Hormuz, gas e petrolio scuotono i mercati
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