Il Messaggero Marittimo sarà all’Adria Shipping Summit: due giorni su IMEC, TEN-T, ferrovia, energia e futuro dei porti dell’Alto Adriatico
TRIESTE – Il 1° e 2 ottobre torna l’Adria Shipping Summit. Trieste mette attorno allo stesso tavolo istituzioni e industria per discutere il nuovo equilibrio tra Mediterraneo ed Europa Centro-Orientale. Il Messaggero Marittimo sarà presente per seguire i lavori.
C’è una geografia che sulle carte cambia lentamente e un’altra, quella dei traffici, che può essere riscritta in pochi anni. Trieste e l’Alto Adriatico si trovano esattamente nel punto in cui le due dimensioni si incontrano: Mediterraneo da una parte, Europa Centro-Orientale dall’altra, mentre guerre, nuovi corridoi commerciali, trasformazione energetica e competizione sulle materie prime stanno modificando rotte e strategie logistiche.
È dentro questo scenario che giovedì 1° e venerdì 2 ottobre torna l’Adria Shipping Summit, appuntamento dedicato alla portualità e alla logistica dell’Alto Adriatico. La prima giornata, ospitata al Centro Congressi della Stazione Marittima di Trieste, riunirà istituzioni, Autorità portuali, armatori, terminalisti e operatori ferroviari e logistici. Il secondo giorno sarà invece dedicato a una visita al Porto di Trieste riservata a un numero limitato di partecipanti.
Il Messaggero Marittimo sarà presente a Trieste per seguire i lavori e raccontare il confronto tra i protagonisti di un sistema portuale che guarda ormai ben oltre i propri confini geografici.
Al centro dell’edizione 2026 c’è infatti il posizionamento dei porti di Trieste e Monfalcone come cerniera tra Mediterraneo, mercati dell’Europa Centro-Orientale e grandi rotte internazionali. Una funzione che assume un peso diverso mentre la geopolitica interviene direttamente sulle catene logistiche e torna a orientare infrastrutture e investimenti.
“Un porto come Trieste ha un punto di osservazione privilegiato su ciò che accade nel mondo: qui si incrociano rotte, mercati e interessi che vanno ben oltre l’Adriatico”, sottolinea Marco Consalvo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.
Trieste e Monfalcone, aggiunge, costituiscono anche un sistema nel quale vengono sperimentate soluzioni che vanno “dai collegamenti ferroviari allo sviluppo di nuove infrastrutture portuali”. Da qui il significato del Summit: mettere a confronto “chi interpreta i cambiamenti in corso e chi lavora alle scelte per il futuro della portualità e della logistica”.
La geopolitica entrerà immediatamente nei lavori. Dopo l’apertura istituzionale prevista alle 9.30, la prima sessione sarà dedicata all’Adriatico nel Mediterraneo Esteso, con un confronto sugli scenari del Mediterraneo Orientale, sugli equilibri strategici dell’area e sul possibile ruolo dell’Iniziativa IMEC.
Il corridoio che punta a collegare India, Medio Oriente ed Europa entra così nella discussione sul futuro dell’Alto Adriatico e sulla capacità dei suoi porti di inserirsi nelle trasformazioni delle grandi direttrici commerciali.
Dalla scala geopolitica si passerà quindi a quella infrastrutturale. La seconda sessione, “Alto Adriatico, porta d’Europa”, metterà al centro l’evoluzione della rete TEN-T, gli sviluppi dei porti altoadriatici e i progetti di manutenzione e trasformazione dello scalo triestino.
Un ruolo particolare sarà riservato al network ferroviario, elemento decisivo per un porto che misura la propria competitività non soltanto sulla banchina, ma soprattutto sulla capacità di penetrare nei mercati dell’entroterra europeo. Nello stesso quadro saranno affrontate anche le Autostrade del mare e l’integrazione tra le diverse modalità di trasporto.
Nel pomeriggio il confronto si sposterà sul rapporto tra porto e industria, andando oltre il tema della Zona Franca.
Retroporti, insediamenti industriali, collegamenti con il retroterra a medio e lungo raggio, project cargo e cantieristica compongono un quadro nel quale il porto non viene considerato soltanto come luogo di transito delle merci, ma come parte di un sistema produttivo più esteso.
È un passaggio significativo soprattutto per l’Alto Adriatico, dove la disponibilità di connessioni ferroviarie e retroportuali può determinare la capacità degli scali di ampliare il proprio raggio d’azione verso i mercati continentali.
L’ultima sessione della giornata entrerà invece in uno dei dossier destinati a pesare maggiormente sulla trasformazione dei porti nei prossimi anni: energia e materie prime critiche.
Il confronto riguarderà gli insediamenti energetici, la logistica dell’energia e delle materie prime, il bunkeraggio dei carburanti alternativi e l’elettrificazione dei servizi portuali attraverso il cold ironing.
Non soltanto decarbonizzazione dello shipping, quindi. La disponibilità e la movimentazione delle materie prime critiche stanno acquisendo una crescente rilevanza nelle strategie industriali e logistiche e collocano nuovamente i porti al centro delle politiche di approvvigionamento.
La giornata del 1° ottobre si concluderà con gli interventi istituzionali e con il tradizionale passaggio di consegne verso l’edizione 2027, che ripartirà da Ravenna. Venerdì 2 ottobre sarà invece dedicato alla visita guidata al Porto di Trieste, su prenotazione e a numero limitato.
Geopolitica, infrastrutture, ferrovia, industria ed energia convergono così nella stessa partita: il futuro dell’Alto Adriatico nelle nuove rotte tra Mediterraneo ed Europa.
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