Intervista a Dario Costantini, presidente nazionale della CNA, durante la presentazione di Underwater Liguria alla Spezia
LA SPEZIA – Per anni la dimensione subacquea è stata considerata un comparto riservato ai grandi gruppi industriali, alla cantieristica navale e alle tecnologie per la difesa. Oggi quello scenario sta cambiando rapidamente. Lo sviluppo della robotica, dei sistemi autonomi, della sensoristica, dei nuovi materiali e delle applicazioni dual use sta infatti aprendo spazi sempre più ampi anche per il tessuto delle piccole e medie imprese, chiamate a mettere a disposizione competenze manifatturiere, capacità progettuali e specializzazioni tecnologiche maturate in settori molto diversi tra loro.
È proprio questa la prospettiva che accompagna il Protocollo d’intesa sottoscritto alla Spezia tra il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, la Fondazione del PNS e la CNA. Un accordo che punta ad avvicinare il mondo dell’artigianato e della piccola impresa a una filiera destinata ad assumere un ruolo crescente nelle politiche industriali italiane ed europee.
Per il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, il valore dell’intesa va ben oltre il comparto subacqueo: “Noi rappresentiamo l’artigianato italiano e conosciamo il valore del nostro saper fare. La cosa che apprezzo maggiormente di questo accordo è che non guardi soltanto alle aziende già presenti nel settore, ma apra una prospettiva concreta anche per la riconversione di altre imprese verso questa nuova filiera tecnologica”.
È un passaggio che fotografa uno degli aspetti più interessanti dell’evoluzione dell’underwater italiano.
Le tecnologie necessarie per sviluppare veicoli autonomi, componentistica avanzata, sensoristica, materiali innovativi o sistemi di monitoraggio non appartengono esclusivamente al mondo navale. Molte competenze sono già presenti nella meccanica di precisione, nell’automazione industriale, nell’elettronica, nella manifattura avanzata e persino nell’automotive, settori nei quali il sistema delle PMI italiane rappresenta uno dei principali punti di forza del Paese.
In questo contesto il protocollo sottoscritto con la CNA assume il valore di un ponte tra due mondi che fino a pochi anni fa dialogavano soltanto marginalmente: da una parte il sistema della ricerca e delle grandi imprese impegnate nello sviluppo delle tecnologie underwater, dall’altra la rete delle migliaia di piccole aziende che costituiscono l’ossatura del manifatturiero italiano.
L’iniziativa arriva inoltre in una fase caratterizzata da un quadro internazionale particolarmente complesso, nel quale le tensioni geopolitiche stanno incidendo direttamente sulle attività produttive, sulle catene di approvvigionamento e sulla competitività delle imprese.
Costantini non nasconde le preoccupazioni del mondo imprenditoriale, ma individua proprio nell’innovazione una possibile risposta alle trasformazioni in corso.
“Gli imprenditori stanno vivendo sulla propria pelle le conseguenze dei conflitti e delle tensioni internazionali. Proprio per questo iniziative come questa
rappresentano un’opportunità per creare nuovi sbocchi alle nostre imprese e rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano”.
Il presidente della CNA sottolinea inoltre il valore simbolico della firma dell’accordo all’interno del Circolo Ufficiali della Marina Militare, luogo che rappresenta il legame sempre più stretto tra sicurezza, innovazione tecnologica e sviluppo industriale.
Nel confronto con il personale della Marina, spiega Costantini, è emersa una visione nella quale le esigenze della difesa convivono con la ricerca tecnologica e con l’attenzione verso la sostenibilità ambientale, elementi destinati a caratterizzare sempre più l’evoluzione del comparto subacqueo.
L’intesa con il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea rappresenta così anche un riconoscimento del ruolo che le piccole e medie imprese
possono svolgere nello sviluppo di tecnologie considerate strategiche per il Paese. Una prospettiva che, secondo la CNA, valorizza uno dei principali vantaggi competitivi dell’Italia: la capacità di trasformare il know-how diffuso del proprio sistema manifatturiero in innovazione industriale.
Non è un caso che Costantini abbia voluto chiudere il proprio intervento con un richiamo alle eccellenze italiane che già oggi operano in questo settore.
Per il presidente nazionale della CNA, grazie alla Marina Militare, alle università, ai centri di ricerca e alle imprese, l’Italia dispone delle competenze necessarie per giocare un ruolo di primo piano nella nuova economia del mare. La sfida, adesso, sarà riuscire ad allargare quella filiera, coinvolgendo un numero sempre maggiore di piccole e medie imprese capaci di trasformare il proprio patrimonio di competenze in nuove opportunità di crescita.
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