Presentato alla Spezia il bando da 7,5 milioni per ricerca e innovazione. Focus su cavi sottomarini, sicurezza e autonomia europea
LA SPEZIA – La competizione tecnologica del prossimo decennio non si giocherà soltanto nello spazio o nel cyberspazio. Una parte sempre più rilevante passerà sotto la superficie del mare, lungo migliaia di chilometri di cavi in fibra ottica, infrastrutture energetiche, sensori e sistemi autonomi destinati a diventare il cuore della sicurezza economica e digitale delle economie avanzate. È da questa consapevolezza che nasce “Underwater Liguria”, il nuovo bando promosso dalla Fondazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, presentato al Circolo Ufficiali della Marina Militare della Spezia, che mette a disposizione 7,5 milioni di euro a fondo perduto per sostenere progetti di ricerca e sviluppo rivolti a startup, piccole e medie imprese, spin-off universitari e grandi aziende.

Più che un semplice strumento di finanziamento, il bando rappresenta un tassello di una strategia industriale più ampia che punta a consolidare una filiera nazionale capace di competere in uno dei comparti tecnologici destinati a crescere con maggiore rapidità nei prossimi anni. Una strategia che coinvolge ricerca, industria, università e istituzioni e che si intreccia con le nuove esigenze di sicurezza delle infrastrutture critiche, con la transizione energetica e con la crescente autonomia tecnologica richiesta all’Europa.
A margine della presentazione del bando e della firma del Protocollo d’intesa tra il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, la Fondazione e CNA, la presidente della Fondazione, Roberta Pinotti, ha delineato il quadro nel quale si inserisce questa iniziativa, spiegando come la dimensione subacquea non rappresenti più un settore specialistico riservato alla difesa, ma uno dei principali terreni sui quali si misurerà la competitività industriale dei prossimi anni.
Una corsa che riguarda l’intero Paese
Per Pinotti il tempo è diventato un fattore decisivo. Mentre a livello internazionale aumentano gli investimenti nelle tecnologie underwater, anche l’Italia è chiamata ad accelerare per non disperdere il patrimonio di competenze già costruito negli anni.
“Noi dobbiamo correre sull’underwater perché è un dominio che sta correndo nel mondo come esigenza di sicurezza e come possibilità di espansione tecnologica. L’Italia è partita bene, ha competenze importanti sia nel civile sia nel militare e questo bando serve proprio a rafforzarle ulteriormente”, spiega la presidente della Fondazione.
Il riferimento è a un settore che negli ultimi anni ha cambiato completamente dimensione. Se in passato l’underwater era quasi esclusivamente associato alle attività navali e militari, oggi coinvolge filiere che spaziano dalla blue economy alla robotica, dall’intelligenza artificiale alla sensoristica, dalla cantieristica avanzata all’energia offshore, fino ai sistemi autonomi destinati al monitoraggio dei fondali.
In questa prospettiva il bando ligure, nelle intenzioni della Fondazione, non vuole rappresentare un’esperienza isolata, ma il modello di un percorso destinato ad allargarsi progressivamente anche ad altri territori.
“Pensiamo che possa fare da apripista anche per altre Regioni che vorranno seguire questa strada”, osserva Pinotti.

La Spezia non è soltanto un territorio, ma un ecosistema industriale
Che il progetto sia nato in Liguria non è casuale. La Spezia rappresenta infatti uno dei principali punti di concentrazione delle competenze nazionali nel settore marittimo e subacqueo.
Alla presenza storica della Marina Militare si affiancano un distretto tecnologico consolidato, un sistema universitario specializzato, la cantieristica navale e una rete di imprese che da anni sviluppano tecnologie ad alto contenuto innovativo.
Secondo Pinotti, tuttavia, sarebbe riduttivo considerare il Polo come una realtà esclusivamente ligure: “La Liguria ha fatto una scelta precisa sulla Blue Economy e La Spezia è centrale perché qui convivono Marina Militare, cantieristica, Distretto delle Tecnologie Marine e università specializzate. Ma il Polo è stato pensato fin dall’inizio come una realtà nazionale”.
I numeri raccontano una crescita estremamente rapida. Nato soltanto nel dicembre 2023, il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea riunisce già circa 260 soggetti, tra grandi imprese, PMI, università e centri di ricerca.
“Oggi partecipano venti grandi imprese, 177 piccole e medie imprese e numerosi centri di ricerca e università. È una crescita avvenuta in pochissimo tempo e dimostra che esiste una forte capacità di fare sistema”, sottolinea Pinotti.
Ma il dato forse più interessante riguarda la composizione stessa dell’ecosistema. Il Polo, infatti, non coinvolge esclusivamente aziende tradizionalmente legate al mare.
“Partecipano ai nostri progetti anche eccellenze provenienti dall’ automotive, dalla ricerca sui materiali o dalle tecnologie della propulsione. Molte innovazioni sviluppate per altri settori, persino per lo spazio, possono trovare applicazione nel mondo subacqueo”.
È proprio questo processo di contaminazione tecnologica uno degli elementi che distingue maggiormente la nuova economia del mare. L’innovazione non procede più per compartimenti stagni, ma nasce dall’incontro tra discipline differenti. Materiali intelligenti, sistemi autonomi, algoritmi di intelligenza artificiale, sensoristica avanzata e tecnologie spaziali trovano oggi nel dominio subacqueo uno dei principali campi di sperimentazione.
“Il sott’acqua è una frontiera estremamente complessa dal punto di vista tecnologico, ma proprio per questo può consentirci di raggiungere una supremazia di competenze in un settore destinato a crescere rapidamente”, aggiunge la presidente della Fondazione.
Proteggere i cavi significa proteggere l’economia mondiale
Se la ricerca rappresenta il motore dello sviluppo, la sicurezza costituisce oggi il principale fattore che sta accelerando gli investimenti pubblici e privati nel settore.
Negli ultimi anni il danneggiamento di cavi sottomarini nel Baltico, gli episodi che hanno interessato infrastrutture energetiche offshore e la crescente
attenzione verso le minacce ibride hanno dimostrato come il fondale marino sia diventato una delle principali vulnerabilità delle economie contemporanee.
Per Pinotti il punto di partenza è un dato che spesso sfugge al dibattito pubblico: “Quasi il 99% dei dati che rappresentano oggi la vera ricchezza del mondo passa sotto il mare, attraverso i cavi sottomarini. A questo si aggiungono le infrastrutture energetiche e molte altre reti strategiche.”
Un patrimonio invisibile, ma fondamentale per il funzionamento dell’economia globale.
“In un contesto internazionale nel quale possono verificarsi danni accidentali ma anche azioni deliberate, colpire un cavo sottomarino può diventare uno strumento estremamente efficace per generare instabilità e insicurezza.”
Per questo motivo una parte importante dell’attività del Polo è oggi orientata allo sviluppo di tecnologie capaci di prevenire, monitorare e proteggere queste infrastrutture.
“Stiamo lavorando su sistemi di comunicazione e di protezione che consentano di aumentare la sicurezza delle infrastrutture critiche sommerse. È uno degli ambiti nei quali si concentra una parte importante della nostra ricerca.”
Il tema va ben oltre il solo profilo militare. La crescente elettrificazione delle economie, lo sviluppo dell’eolico offshore, i nuovi collegamenti energetici e l’aumento del traffico dati rendono infatti il fondale marino una componente essenziale della resilienza economica europea.
Una strategia industriale che guarda all’Europa
L’espansione della dimensione subacquea richiederà inevitabilmente nuovi investimenti. Per questo la Fondazione guarda non soltanto alle risorse nazionali, ma anche ai programmi europei e ai capitali privati.
“Sono molto grata per i 255 milioni di euro già destinati al settore nei prossimi anni, ma credo che dovremo trovare ulteriori risorse. L’obiettivo della Fondazione è far convergere fondi europei, investimenti privati e risorse regionali all’interno di una strategia nazionale condivisa”, afferma Pinotti.
Una strategia che si inserisce nel più ampio dibattito sull’autonomia tecnologica europea, tema tornato al centro del confronto internazionale anche dopo il recente vertice della NATO.
Per la presidente della Fondazione, l’Europa dovrà progressivamente rafforzare la propria capacità industriale nei settori considerati strategici, riducendo le dipendenze tecnologiche esterne.
“Credo sia fondamentale costruire una sovranità non soltanto nazionale ma anche europea nelle reti di protezione e nelle tecnologie strategiche”, osserva.

Il ragionamento non riguarda esclusivamente il mondo underwater, ma investe più in generale le grandi infrastrutture tecnologiche del continente.
“Pensiamo ai sistemi satellitari europei. Non significa rinunciare alle tecnologie sviluppate da altri o entrare in contrapposizione con operatori privati come Elon Musk, ma significa poter contare su una nostra autonomia. Lo stesso principio vale per la dimensione subacquea: dobbiamo sviluppare capacità tecnologiche europee che ci rendano meno dipendenti dalle scelte di altri.”
È probabilmente questo il messaggio più rilevante emerso dalla giornata spezzina. Il bando “Underwater Liguria” non rappresenta soltanto un’opportunità di finanziamento per imprese e centri di ricerca, ma uno dei primi strumenti concreti attraverso i quali l’Italia prova a costruire una filiera industriale nazionale in un settore che, nei prossimi anni, sarà sempre più determinante per la competitività economica, la sicurezza delle infrastrutture critiche e il posizionamento strategico del Paese all’interno dell’Europa.
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