Webuild smentisce la richiesta di 22 miliardi al Governo

“Riguardano obbligazioni contrattuali già maturate: crediti per lavori eseguiti e certificati ed anticipazioni contrattuali previste dalla legge”

Webuild
cepim

MILANO – Nei giorni in cui prende il via la parte emersa della nuova diga di Genova con la realizzazione del muro paraonde, Webuild smentisce con una nota le notizie stampa uscite in queste sulla richiesta di 22 miliardi di extracosti al Governo.

“La società -si legge nella nota- non ha richiesto al Governo “22 miliardi di extracosti”, notizia destituita di ogni fondamento. Le comunicazioni inviate alle istituzioni competenti — di carattere riservato, e delle quali la società non è la fonte delle anticipazioni odierne — riguardano obbligazioni contrattuali già maturate: crediti per lavori eseguiti e certificati ed anticipazioni contrattuali previste dalla legge“.

“Le riserve e le varianti -continuano dalla società- i 22 miliardi a cui si riferisce il titolo roboante dell’articolo apparso su Il Fatto Quotidiano, rappresentano invece il totale delle somme iscritte nei registri di contabilità lavori secondo le procedure previste dei contratti pubblici, e in larga parte già sottoposte ai Collegi Consultivi Tecnici, organi terzi previsti dalla legge e composti anche da membri designati dalla committente cui spetta ogni relativa determinazione. Di tali importi, come era specificato, circa 13 miliardi corrispondono a riserve iscritte per lavorazioni già realizzate, il restante è una stima relativa ai lavori ancora da effettuare. Si tratta di dibattito contrattuale, non di crediti o di somme dovute o di ammontari iscritti a bilancio. Si tratta, peraltro, di una criticità che riguarda l’intero settore delle costruzioni italiane e non la sola Webuild, come segnalato pubblicamente anche da ANCE, l’associazione di categoria, in relazione agli effetti della revisione dei prezzi sui contratti pubblici in corso”.

Secondo quanto fatto sapere da Webuild l’adeguamento dei quadri economici delle opere ai costi effettivi non è una richiesta dell’impresa: “È un obbligo che la normativa sui contratti pubblici pone in capo alle stazioni appaltanti a garanzia del completamento delle opere e della tutela dell’intera filiera”.

Il pagamento delle fatture da parte di RFI

“La società -si legge ancora- ha preso atto con favore che, nelle ultime settimane, RFI — ricevute dal MEF le necessarie risorse — avrebbe riavviato il pagamento delle fatture scadute, e che risulta in corso l’attuazione delle misure di ristoro previste dalla normativa emergenziale rimaste sinora inapplicate. È la conferma di quanto la società ha sempre sostenuto: il tema non è mai stato il fondamento dei crediti, riconosciuti dagli organi competenti, ma la loro copertura finanziaria. Trattandosi di importi già iscritti e contabilizzati, l’incasso di quanto dovuto non ha prodotto né produce effetti sui risultati economici e finanziari della Società, ma trasforma crediti già esistenti in cassa disponibile”.

Prima di concludere, la nota di Webuild sottolinea come tutti i contratti in essere siano stati acquisiti mediante gare pubbliche, indette secondo le procedure europee, aperte alla partecipazione di qualunque operatore italiano ed estero.
“Il mercato delle grandi opere è un mercato europeo, nel quale operano e vincono regolarmente i principali gruppi internazionali e in cui molto spesso Webuild non risulta vincitore. Il Gruppo detiene oggi una quota dell’1,1% del mercato italiano delle costruzioni, pari a 186 miliardi. Inoltre, l’Italia rappresenta il 37% dei ricavi del Gruppo, che realizza la parte prevalente della propria attività sui mercati internazionali. Le società del Gruppo in Italia danno lavoro ad oltre 22.000 addetti e ad una filiera di migliaia di imprese fornitrici e subappaltatrici, alla quale è destinata la parte prevalente del valore dei contratti.

I lavori affidati ai consorzi guidati dalla società -chiude- sono sempre eseguiti con puntualità, nel rispetto della legalità, degli standard di qualità e delle normative in materia di sicurezza sul lavoro, in coerenza con gli impegni assunti nei confronti della committenza, dei lavoratori e delle comunità dei territori interessati”.

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Tags: Economia

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