Chiara Petrioli, CEO, ce ne dice di più
ROMA – Chiara Petrioli è CEO WSense, una deep tech nata come spinoff dell’Università “La Sapienza” di Roma, con l’obiettivo di portare Internet in profondità, per abilitare la raccolta di Big Data nell’ambiente marino, un elemento chiave nella lotta globale contro il cambiamento climatico.
In pratica si mettono in comunicazione due mondi che finora non potevano parlarsi, abilitando tecnologie esistenti finora inapplicabili sott’acqua. Un punto di svolta tra ciò che era possibile prima e ciò che diventa possibile oggi, grazie alle soluzioni proposte.
Dottoressa Petrioli, ci spiega cosa sia e quali siano gli usi dell’Internet of underwater things?
Portare Internet nel 70% del pianeta coperto d’acqua significa poter monitorare un ambiente cruciale per il nostro futuro, sia dal punto di vista climatico sia economico.
Le nostre tecnologie abilitano l’Internet of Underwater Things (IoUT), rendendo interoperabili reti wireless tra sensori subacquei di diversi produttori e veicoli autonomi.
Questo permette il monitoraggio in tempo reale di parametri ambientali come qualità dell’acqua, corrente, suono, torbidità, ossigeno disciolto, CO₂, clorofilla, maree e inquinanti…
Non solo: possiamo anche trasmettere comandi per azionare dispositivi remoti, chiudere valvole, acquisire immagini, o inviare messaggi a subacquei.
Le nostre reti supportano inoltre il monitoraggio e la sicurezza di impianti offshore, facilitano la scelta di siti per l’acquacoltura o per le rinnovabili, e aumentano l’efficienza e la sicurezza delle operazioni subacquee.
In pratica lo avete inventato voi?
WSense è stata la prima realtà al mondo a portare Internet in profondità. Un primato riconosciuto dallo sviluppo di brevetti internazionali per la trasmissione dati wireless sott’acqua, dando vita a un vero e proprio “wi-fi subacqueo”, basato su paradigmi radicalmente diversi rispetto a quelli terrestri.
Dati sottomarini: risorsa importante per cosa?
A Davos, nel Gennaio 2023, il World Economic Forum ha selezionato WSense come top innovator dell’ “Uplink Ocean Data Challenge”. Un riconoscimento confermato anche dal “BlueInvest Award” della Commissione europea.
I Big Data marini sono essenziali per tutto l’ecosistema della Blue Economy: contribuiscono alla protezione degli oceani, alla lotta contro l’inquinamento (chimico, plastico e acustico), al monitoraggio ambientale e strutturale.
Grazie ai nostri sistemi è possibile acquisire dati 24/7 e lanciare allarmi in caso di anomalie, supportando interventi tempestivi e mirati. Queste informazioni sono preziose anche per istituti di ricerca e operatori industriali: da chi gestisce porti, impianti energetici, acquacoltura e infrastrutture critiche.
La dimensione subacquea in Italia sta pian piano mostrando sempre più interesse anche dal punto di vista normativo. Quali sbocchi?
L’Italia ha fatto un passo strategico con la creazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea.
Il documento istitutivo riconosce il ruolo delle tecnologie WSense come leva per una leadership italiana nell’“Internet dei mari”, in sinergia con i grandi player industriali. Questo pone il nostro Paese in una posizione privilegiata nello sviluppo di sistemi avanzati di monitoraggio e controllo subacqueo.
Difesa, comunicazione…anche monitoraggio ambientale e infrastrutture per energia?
Con l’evoluzione dell’economia del mare, stiamo accelerando su diversi fronti: dal monitoraggio ambientale e strutturale per impianti rinnovabili, allo sviluppo di porti intelligenti.
Le nostre tecnologie abilitano reti subacquee a cui si possono connettere robot e subacquei, aprendo a nuovi scenari applicativi. Tablet, smartwatch e altri dispositivi potranno interagire anche sott’acqua, con benefici per sport, turismo subacqueo (culturale e naturalistico) e sicurezza delle infrastrutture.
Il settore della sicurezza delle infrastrutture è quindi molto importante nel futuro di WSENSE?
Assolutamente sì. Il recente MoU (Memorandum of Understanding) firmato con Fincantieri è una tappa importante in questa direzione. La collaborazione riguarda comunicazioni subacquee adattive, network multimodali, localizzazione di veicoli a guida autonoma (unmanned), sviluppo di soluzioni cloud in ambito Difesa, e potrà estendersi ad altri partner tecnologici.
C’è ancora tanto da scoprire nei fondali? Dove siamo arrivati oggi?
Conosciamo gli oceani meno di Marte. Il 70% del pianeta è coperto d’acqua e in gran parte ancora inesplorata.
I nostri dispositivi sono già operativi fino a 3.000 metri di profondità, e grazie alla collaborazione con Fincantieri e Saipem stiamo sviluppando una versione che raggiungerà i 6.000 metri.
Cos’è la rete IoT subacquea?
La nostra rete IoUT (Internet of Underwater Things) è formata da “nodi sottomarini” – dispositivi a varie profondità connessi tra loro – dotati di sensori basati su AI.
Questi rilevano eventi di interesse, li trasmettono alla superficie via satellite o 5G, e li rendono disponibili in Cloud in tempo reale. È possibile anche trasmettere comandi: ad esempio, si può inviare da remoto un input a un drone subacqueo, o chiedere a un sensore di scattare e trasmettere una foto in tempo reale.
Inquinamento acustico: avete fatto qualcosa in questo ambito?
Sì, i nostri sistemi analizzano il rumore subacqueo, un indicatore utile per monitorare biodiversità e inquinamento acustico. Rispetto alle soluzioni cablate o all’uso di navi, le nostre tecnologie hanno un impatto ambientale molto più contenuto: -90% di emissioni di gas serra e -30% di costi operativi.
La sostenibilità è un elemento centrale del nostro approccio.
Lavorate con i porti? E con chi altro collaborate?
Sì, stiamo sviluppando soluzioni per rendere i porti sempre più intelligenti, attraverso sistemi di monitoraggio avanzato e gestione automatizzata.
Collaboriamo con istituzioni come Ministero della Difesa, Marina Militare, ENEA, INGV, e con aziende come Leonardo, Saipem, Terna, Eni, Fincantieri, Aker. Sul fronte ricerca abbiamo attive partnership con il National Oceanography Centre, Inesc tech, Norce e altri centri internazionali. Lato investimento, lavoriamo con CDP Venture Capital, SWEN Blue Ocean, RunwayFBU.
Come è vista l’Italia all’estero?
C’è un riconoscimento crescente del ruolo dell’Italia nell’innovazione. Come membro del Board del Consiglio Europeo per l’Innovazione (European Innovation Council), vedo un interesse forte per le realtà italiane ad alto contenuto tecnologico.
I successi di WSense — dai premi del WEF alla CE — mostrano come il Made in Italy possa posizionarsi alla frontiera tecnologica globale, specie nella Blue Economy. Grazie al Polo Nazionale e alla cooperazione con i big industriali, possiamo guidare questa rivoluzione e diventare leader nell’“internet dei mari”.
Nasce l’alleanza tra Federazione del Mare e WSense per l’innovazione subacquea
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